”Il ministro Del Rio non è competente della materia. Il ministro Del Rio non conosce la trattativa in corso, il ministro Del Rio ha parlato e poteva non parlare. Sarebbe bene che i membri del governo Letta lasciassero ai ministri competenti la materia. Del Rio, ripeto, non è competente, ha detto delle cose che non stanno né in cielo né in terra, voglio qui ribadirlo, non si tratta del 70 per cento. Lo ripeto, l’Imu sulla prima casa e sui terreni agricoli andrà cancellata al 100 per cento per tutti nel 2013”. Il capogruppo Pdl Renato Brunetta, intervistato da ‘Radio anch’io’, polemizza con il ministro degli Affari regionali Graziano Delrio che dal Meeting di Comunione e liberazione di Rimini aveva affrontato il tema dell’esenzione dall’imposta sulla prima casa (video). “Per il 2014 ci dovrà essere – sostiene Brunetta – una soluzione strutturale che elimini l’Imu sulla prima casa e sui terreni agricoli per tutti e che si risolva rispetto a quello che abbiamo sempre detto, attraverso un’Imu federalista molto vicina alla Service tax sulla quale però dovrà essere esentata totalmente la prima casa. Del Rio poteva anche starsene zitto, perché sarà smentito nei prossimi giorni”.

Sul fermento che agita il governo di larghe intese a seguito della condanna definitiva di Silvio Berlusconi a quattro anni di carcere per frode fiscale, Brunetta scarica le responsabilità sul Pd: “Se i democratici aprono la crisi non c’è nessuna altra possibilità di nessun altro governo, di nessuna altra maggioranza. A quel punto le elezioni sono inevitabili, e le elezioni saranno il prodotto delle fibrillazioni, delle tensioni, delle rotture sconvolgenti all’interno del Pd che sotto congresso non consente a nessuno di avere posizioni ragionevoli, ma tutti devono avere posizioni fondamentaliste”. Secondo il capogruppo Pdl alla Camera, il Pd vuole la decadenza di Berlusconi per una “una posizione politica, una pregiudiziale politica, che non fa altro che aprire la crisi a opera del Partito democratico. Perché in una coalizione, in un momento così difficile e drammatico per il Paese e per la nostra democrazia, quando un grande partito, democratico, si chiama così, come il Partito democratico, in un passaggio così delicato ha semplicemente posizioni politiche congressuali, cioè di parte, e non pensa al merito della questione, e anche alle conseguenze delle sue decisioni, allora non ci resta che allargare le braccia”. 

In un’intervista al quotidiano Libero, Brunetta è andato poi all’attacco anche di “reddito d’inserimento, reddito di cittadinanza e simili” che, se anche il governo durasse, “non passeranno mai”. “Guai a Enrico Letta e a Giovannini – ha spiegato l’ex ministro della Funzione pubblica – se solo ci provano. Su questo noi del Pdl siamo pronti a fare la crisi di governo, sempre ammesso che la crisi non si apra per altre ragioni”. Secondo Brunetta “il reddito d’inserimento e quello di cittadinanza sono degli “imbrogli” perché “costano e distruggono capitale umano”. “Il mercato del lavoro italiano è caratterizzato da anomalie come gli oltre due milioni di ‘né-né’, individui che non studiano e non lavorano, e da tanti comportamenti opportunistici, tipo quelli delle cosiddette ‘non forze di lavoro’, che in realtà lavorano in nero e fruiscono di welfare sotto forma di indennità di disoccupazione, assegni familiari o altro”, ha detto ancora Brunetta.

“Se in un sistema del genere – ha proseguito l’ex ministro – si inserisce un imbroglio come il reddito di inserimento, si rende permanente una forma clientelare di welfare, che ha tre effetti negativi su cui Giovannini e chi la pensa come lui dovrebbero riflettere. Primo: si tratta di meccanismi spaventosamente costosi e incrementali. Una volta che si è iniziato, per chi li percepisce quei soldi sono come una droga e non si può più tornare indietro. Il fenomeno così cresce e la spesa si cumula con l’invecchiare delle coorti generazionali”. Secondo effetto, ha aggiunto Brunetta, “diminuisce il tasso di occupazione. Chi mai accetterà un contratto a termine o part-time, chiamiamolo pure precario, a 600 o 700 euro, quando grazie al reddito di inserimento può avere una somma equivalente senza fare niente, e magari integrarla lavorando in nero? Da qui il terzo effetto. Aumenta il salario minimo al quale una normale forza lavoro è disposta a prendere un impiego atipico. Questo, per essere accettato, deve avere infatti una soglia di salario molto più alta del reddito di inserimento. Il risultato è che il lavoro atipico esce fuori mercato, sparisce. Morale: reddito d’inserimento, di cittadinanza e simili distruggono capitale umano”.