Rimpianto per un’Italia che sta scomparendo è il titolo del pezzo che Ed Vulliamy dell’Observer pubblica sull’Internazionale in edicola, con questo sottotitolo l’Europa meridionale cerca di conservare uno stile di vita rilassato, che politici ed economisti nordeuropei combattono, salvo apprezzarlo durante le vacanze estive.

A parte il fatto che quell’Italietta che il giornalista britannico rimembra è scomparsa da lustri, altrettanto datato e convenzionale è l’apprezzamento del nordico che guarda “ogni cosa con occhi indulgenti e rugiadosi, disposti in apparenza ad amare, ammirare, credere, capire, o, almeno a scusare e perdonare, quasi tutto, il bene e il male, l’indifferente e il ripugnante” – come lucidamente Luigi Barzini junior, nel suo incomparabile e ahinoi sempre valido ritratto de Gli Italiani (1965).

“Uno dei miei tanti rimpianti è il pensiero che le mie figlie – confessa lo scorato, si fa per dire, reporter – non potranno mai vedere l’Italia che ho conosciuto negli anni Settanta, estremismo politico incluso”. Ma vaa?

“L’Italia di questi stranieri, siano essi ricchi o poveri – verga Barzini – è essenzialmente un paese immaginario, non del tutto corrispondente all’Italia degli italiani”. Ce ne siamo dovuti rendere conto, trascorrendo i giorni di mezzo agosto in una delle già celebri, e oggi devastate come nemmeno certe favelas carioca, località marittime liguri, in cui la ressa nelle strade e nei supermercati non dava tregua nemmeno sugli scogli asserragliati da villeggianti, ma anche da locali, che prendevano il sole in piedi. E che dire delle trattorie e dei ristoranti pieni come uova malservite dove, arrivando in pieno ferragosto poco dopo le 10 di sera, ci si sentiva dire che la cucine erano chiuse. Perché in questo ex bel paesino, nonostante l’asfissiante piagnisteo sulla crisi, è forse l’unico al mondo dove l’avventore non possa mangiare quando gli aggrada. Per non dire delle notti insonni per via degli impianti stereo di discoteche (improvvisate) a cielo aperto, per la delizia dei lavoratori residenti, dei turisti forestieri o stranieri & via cantando.

“Le politiche dell’Unione europea non sono altro che violenze imposte all’Europa meridionale – denuncia Vulliamy – Colpire duro il sud in modo che abbandoni la sua pigrizia, si dia una raddrizzata, paghi i debiti e diventi come noi!”. Con questo finalino “Basta con questi paesi che la domenica diventano zone fantasma”!

Solo la domenica o anche di sabato? Oppure anche i lunedì o i mercoledì o i giovedì – a seconda delle categorie – per non dire degli uffici aperti a giorni alterni, a orari spesso assurdi, tutti differenti gli uni dagli altri. Un detto siciliano recita grosso modo così: dopo sette giorni di festa c’è anche la domenica…

Verso la fine dei ’90 una corposa ricerca di mercato sulle strategie d’acquisto dei grandi compratori statunitensi del made in italy /moda, commissionata dall’allora Ministero del Commercio Estero, enucleò due aspetti contrastanti. Il primo riguardava il riconoscimento dell’affidabilità, della qualità e bellezza del made in italy; il secondo enucleava le oggettive difficoltà dei compratori americani ogni qualvolta decidessero di venire a fare acquisti direttamente in Italy. “Visto e considerato che a Natale non siete disponibili un mese, a Pasqua una decina di giorni, ad agosto chiudete persino le fabbriche, poi ci sono tante altre feste e questi vostri ponti che non si riesce mai a capire quando inizino e finiscano… “.

Comunque sia “gli stranieri si ingannano anche perché osservano le cose da un punto di vista privilegiato”. Dato che – sempre secondo Barzini – la struttura sociale italiana può essere paragonata a quella dell’ulivo, il più italiano degli alberi, che, veduto dall’alto, assume un aspetto completamento diverso da quando è veduto dal basso. Le foglie sono disopra di un lustro verde scuro e disotto color grigio-polvere. Le facce degli italiani sembrano lusinghiere, sorridenti e cortesi dall’alto, ma arroganti, insolenti e spietate dal basso. Gli stranieri vengono automaticamente promossi membri onorari della classe dominante. Occupano una posizione vantaggiosa. La loro è una veduta dell’ulivo a volo d’uccello”.