valleaostaokAnni fa, un mio caro amico, Francesco Framarin, allora direttore del Parco Nazionale Gran Paradiso, scrisse un interessante articolo in cui, tra l’altro, affermava che se si fossero messe in fila tutte le strade della Val d’Aosta, si sarebbe congiunta Courmayeur con Capo Passero. Sono passati molti anni dalla pubblicazione di quell’articolo. Oggi credo che non solo si potrebbe congiungere Courmayeur con Capo Passero, ma, ipoteticamente, anche gettare un ponte con la Tunisia e percorrerla integralmente.

Niente di che stupirsi, tuttavia. Il cancro della Val d’Aosta non è né più né meno che quello che attanaglia l’Italia in generale: l’industria delle costruzioni, intesa in senso allargato. Da chi è titolare di una piccola ditta con uno o più escavatori, al palazzinaro, al titolare della cava, al cementiere. Solo che in Val d’Aosta la malattia è aggravata dalla disponibilità economica, apparentemente smisurata nonostante l’epoca di crisi.

Parlavo in questi giorni con una amabile signora di origine lombarda, ma trapiantata in Valle, la quale si lagnava che mai come in questo periodo si vedono cantieri aperti in Valle, pressoché tutti al servizio di opere inutili. Forse la signora esagerava un po’: dai dati ufficiali della Regione, risulta una contrazione anche nel settore delle costruzioni. Ma resta il fatto che le alterazioni al territorio non cessano. Già citai il caso della distruzione del Vallone di Comboè. Ebbene, nei mesi scorsi partì una pista che avrebbe distrutto quel bellissimo angolo intatto che è il Vallone dell’Alleigne, famoso per le sue fioriture. Solo la magistratura ne ha momentaneamente sospeso i lavori, grazie ad una iniziativa di Legambiente. Ed è inutile dire che ci sarebbero le alternative: dalle funicolari, alle funivie, alle cremagliere. Tutto inutile: è la lobby delle costruzioni che detta legge. Una lotta impari. In Valle vi è un bel numero di macchine movimento terra: devono pur lavorare, no?

E così le istanze della lobby maledetta trovano accoglimento nelle stanze dei Comuni o della Regione. Regione che, tra l’altro, è tuttora governata da un pregiudicato: quel Rollandin già condannato in via definitiva per abuso d’ufficio ed attualmente nuovamente indagato sempre per lo stesso reato.

A Roma Berlusconi, in Valle Rollandin. Anche in questo le realtà si assomigliano drammaticamente.