L’ex rais è libero. Un elicottero dei servizi medici lascia la prigione di Tora, al Cairo: mancano pochi minuti allo scoccare delle 16 di giovedì 22 agosto, l’Egitto incredulo assiste in diretta alla scarcerazione di Hosni Mubarak, padre-padrone del Paese per 30 anni, scalzato dal trono nel 2011, al costo di centinaia di vite dei giovani di piazza Tahrir, come li ha chiamati tutto il mondo.

L’ex presidente “ha deciso di farsi ricoverare nell’ospedale militare di Maadi” nella capitale egiziana, annuncia il governo provvisorio, sottolineando che “Mubarak non è stato assolto, dovrà rispondere dei suoi reati, attenderà i verdetti agli arresti domiciliari“. I legali del rais hanno invece ricordato che Mubarak è anziano, ha 85 anni, le sue condizioni di salute sono stabili ma precarie, quindi è preferibile il ricovero in una struttura “dove possa essere costantemente monitorato” dai medici. La decisione di liberare Mubarak, dopo che la Procura non aveva impugnato l’ordine di scarcerazione dei giudici, è stata assunta dal premier Hazem Beblawi, ma nel suo ruolo di vicecomandante dell’esercito e non di primo ministro. L’ex presidente è stato liberato perché sono scaduti i termini della custodia cautelare, 18 mesi, e perché non è stato emesso un verdetto di condanna nei suoi confronti. Il carcere a vita per complicità nell’omicidio di centinaia di manifestanti nella rivolta del 25 gennaio è stato annullato e il verdetto finale è atteso tra due mesi. 

L’ultimo faraone è sceso dall’elicottero in barella, con gli obiettivi delle telecamere che sono riusciti a catturarne il volto. Poi è stato trasportato in ambulanza nel vicino ospedale. Davanti alla prigione di Tora un gruppo di sostenitori dell’ex rais gridava vittoria, mentre dalla Procura arrivava un immediato stop a possibili manifestazioni di protesta dal fronte opposto. La procura ha infatti annunciato di aver aperto un’indagine contro i fondatori di Tamarod, il movimento dei giovani ribelli che ha spianato la strada alla destituzione di Mohamed Morsi, per istigazione alla violenza perpetrata “invitando a manifestare contro la liberazione di Mubarak”.

Come nel caso di Mohamed el Baradei, la giustizia ha deciso di esaminare la denuncia di un cittadino comune, un partigiano di Mubarak, contro i tre fondatori di Tamarod, Mahmud Badr, Mohamed Abdel Aziz, Hassan Chahin. Qualche giorno fa avevano avallato l’uso della forza a Rabba e Nadha, le piazze dei pro-Morsi: “E’ stato versato tanto sangue, ma è un prezzo accettabile”, aveva detto il 28enne Badr, senza scatenare l’ira di nessun cittadino, né l’attenzione della Procura.

Ma con le notizie incalzanti sull’imminente scarcerazione di Mubarak, mercoledì in serata Tamarod aveva chiesto al governo di fare quanto in suo potere per tenere l’ex rais in cella – in realtà era ricoverato presso l’ospedale della prigione -. L’appello è subito caduto nel vuoto, con la firma del premier Hazem Beblawi, in qualità di vicecomandante supremo delle Forze Armate, in calce al pezzo di carta che ha autorizzato la libertà condizionata e i domiciliari.

Al Cairo la scarcerazione di Mubarak ha dato vita a manifestazioni spontanee ma sporadiche di nostalgici, con qualche carosello di auto. Alle 19 lo scattare del coprifuoco ha reso ancora una volta piazza Tahrir deserta, dove non è sembrato che gli anti-Mubarak avessero in programma di manifestare. “L’intera parte dell’incriminazione di Mubarak e la fase processuale hanno avuto fasi e procedure veramente poco convincenti”, ha commentato il ministro degli Esteri Emma Bonino: “Mi pare che l’utilizzo della giustizia a fini politici si ripeta, come è successo all’inizio degli sconvolgimenti in Egitto”.

Domani intanto i Fratelli musulmani hanno indetto il “venerdì dei martiri” per ricordare le vittime delle ultime settimane e annunciato 28 cortei di protesta. Gli slogan contro la libertà a Mubarak e la “contro-rivoluzione dei generali” saranno certamente le parole d’ordine. C’è da prevedere un massiccio schieramento di forze della sicurezza: ufficialmente perché in fase di ristrutturazione, resteranno chiuse alla preghiera le moschee Rabaa al-Adawiya, sulla piazza teatro della strage di una settimana fa, e Fatah, la ‘moschea-obitorio’ di piazza Ramses sgomberata dopo 12 ore di occupazione sabato scorso.