Dice di avere paura, di non volere essere contattato, ma scrive su Facebook da un account che non sembra per nulla falso. Arriva dal popolare social network un’inquietante ricostruzione che tinge ulteriormente di giallo il caso di Attilio Manca, il talentuoso urologo originario di Barcellona Pozzo di Gotto trovato senza vita nel suo appartamento di Viterbo il 12 febbraio del 2004. Dopo quasi dieci anni di indagini il gip viterbese Salvatore Fanti ha archiviato il caso: nessun omicidio, nessun assassino e la posizione dei cinque indagati provenienti da Barcellona (tra cui il cugino della vittima Ugo Manca, assolto in appello per traffico di droga) archiviata. Nel registro degli indagati rimane soltanto Monica Mileti, accusata di aver passato la droga a Manca: per i magistrati di Viterbo è dunque inconsistente l’ipotesi che legherebbe il suicidio (in realtà un omicidio provocato con l’iniezione di una dose letale di stupefacenti) di Manca alla latitanza di Bernardo Provenzano.

Secondo una pista investigativa sarebbe Manca, considerato all’epoca uno dei migliori urologi d’Italia, ad aver operato Provenzano alla prostata nell’autunno 2003: una pista d’indagine, corroborata da parecchi buchi neri (impronte cancellate e segni di colluttazione sul corpo del medico) e alcuni indizi (come la presenza di Manca in Costa Azzurra nello stesso periodo in cui anche il boss corleonese era da quelle parti per farsi operare il tumore alla prostata), che però i magistrati di Viterbo hanno declassato a semplici coincidenze. A poche ore dalla chiusura del caso però, arriva da Facebook l’ennesima labile traccia tutta da verificare: Manca nel maggio del 2003 sarebbe stato addirittura all’ospedale di Castelvetrano, dove avrebbe visitato Provenzano, consigliando l’operazione in Costa Azzurra dopo aver steso la diagnosi.

L ‘episodio inedito è raccontato da un account intestato a tale M.L.B., che si qualifica come ausiliario all’ospedale di Castelvetrano, ed attivo commentatore di parecchi siti locali (come risulta da una rapida ricerca su Google). “Gentile signora – scrive M.L.B., rivolgendosi alla madre dell’urologo, commentando dal suo profilo un articolo del sito web globalist.it che dava notizia dell’archiviazione – suo figlio era in Castelvetrano il 5 maggio 2003 ricoverato in ortopedia, appoggiato in chirurgia generale perché troppo piena, io stesso ho preparato la stanza undici per un vecchio che dovevo assistere, ma che forse era già ricoverato nell’altro reparto…intuivo che c’era qualcosa che non andava. Si presentava alle ore 7,45, un vecchio di statura piccola tanto da essere portato in braccio, da un uomo coi capelli bianchi, alto e robusto e gentile con cui ho parlato e non aveva alcun tipo di accento …..il vecchio dopo l’arresto, l’ho riconosciuto come Bernardo Provenzano, dato che si era presentato come Gaspare Troia. L’uomo coi capelli bianchi, l’ho riconosciuto come Salvatore Lo Piccolo e il figlio Sandro…erano 15 persone, troppe per un vecchio in una stanza sola. Sentivo dire che c’era un medico famoso di Roma, mai Viterbo, che era esperto in tumori di prostata, che sapeva solo lui fare tale intervento, era vestito coi pantaloni e dolcevita mattone che ha in foto, ma capelli che coprivano le orecchie….un dolcevita a maggio…strano”.

L’episodio raccontato dall’account intestato a M.L.B. è completamente inedito e svelerebbe quindi una visita preliminare, antecedente all’operazione di Marsiglia, di Manca a Provenzano, assistito dai boss di Palermo Salvatore e Sandro Lo Piccolo. La visita si sarebbe svolta nell’ospedale di Castelvetrano, città originaria del super latitante Matteo Messina Denaro, dove M.L.B. presterebbe servizio come ausiliario, come ha scritto nel suo stesso profilo. L’ignoto testimone aggiunge però anche dell’altro, parlando della condizione in cui Manca avrebbe visitato Provenzano. “Io sono stato vicino a lui, era circondato come se era un coniglio in mezzo ai serpenti, che comportamento…aspettavano le lastre fatte in ch. (probabilmente chirurgia n.d.r.) e mentre veniva preso a braccio da due esseri, tra cui il figlio Sandro e uno figlio di un tale che si è impiccato, era circondato peggio di uno che volesse scappare, sono andati dal primario e si sono chiusi. Ho servito il tè e le fette biscottate…poi suo figlio gli ha detto la diagnosi,visto che ero a pochi centimetri, con voce tutto che limpida e accento strambo, quasi di paura….ma che razza di dottore è… me lo sono chiesto per tanto tempo, poi ho capito”.

Nel suo post M.L.B. fa cenno alla falsa identità assunta da Provenzano durante quel periodo di latitanza, quella del panettiere Gaspare Troia: all’epoca il boss disponeva proprio di quella carta d’identità, falsificata dall’ex presidente del consiglio comunale di Villabate Francesco Campanella. Un’informazione che La Barbera avrebbe potuto ritrovare in qualsiasi articolo giornalistico dell’epoca. Nel suo post però l’ausiliario parla anche della presenza in ospedale, del “figlio di uno che si è impiccato”. E il primo a parlare del viaggio a Marsiglia di Provenzano – mentre era intercettato in carcere – fu il boss Francesco Pastoia, poi effettivamente ritrovato impiccato nella sua cella. Adesso la palla passa agli inquirenti che dovranno verificare l’autenticità del profilo Facebook e soprattutto la veridicità del racconto di M.L.B., che ilfattoquotidiano.it ha provato a contattare senza successo. Manca fu trovato nudo nel suo appartamento, il setto nasale deviato, in casa due siringhe con le impronte parzialmente cancellate e due fori sul braccio sinistro: segno della droga che gli ha provocato la morte e che secondo gli inquirenti si sarebbe iniettato da solo con il braccio destro. Lui che era un mancino naturale.

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