Ultimamente, sarà che quello che fa la banda interessa a più persone rispetto a un’estate fa, sono frequenti manifestazioni di insofferenza per alcune nostre date gratuite che avvengono in quelle che si chiamavano feste dell’Unità e ora, con nostro sommo dispiacere, si chiamano feste del Pd o feste democratiche. Uno può pensare quel che vuole delle nostre canzonette, ma la nostra breve storia è testimone dell’incapacità di prescindere dai nostri principi, prima che dal compenso di quello che per noi è diventato un lavoro.

Credo che sia il caso di raccontare i dettagli di questa scelta al di là della naivitè e superficialità che è concessa a chi non fa questo nella vita.

Non abbiamo visto motivi di non suonare alle feste del Pd perché:

1 – Per come siamo fatti noi, preferiamo sempre partecipare e dire la nostra apertamente, anche in maniera sfrontata, piuttosto che starcene in cameretta. Cito ad esempio, per chi c’era, il concerto alla festa del Partito democratico di Carpi nel giorno dell’approvazione ai finanziamenti per gli F35. Non ci siamo fatti mancare proprio nulla.

2 – In Italia i grandi concerti gratuiti sono resi possibili a volte da club e sindacati, spesso da associazioni e partiti. Tra i concerti gratuiti garantiti dai partiti la stragrande maggioranza sono offerti dal Pd, che raccoglie una felice eredità piccina e opera quasi sempre in associazione con Arci. Spesso anche le associazioni si avvalgono dell’impegno finanziario di questo o quell’assessore o sindaco per agire sul proprio territorio e scuoterlo con una proposta culturale. Questa infiltrazione avviene anche nel caso di alcuni club. Questo per dirvi che anche quando non vedete la sigletta piddì e la bandierina con i colori della ternana, spesso, cucù, anche voi siete ospiti di una festa patrocinata Pd.

Questo anche per dire che la gratuità assieme ai concerti con i palchi veri e le band pagate, che assieme sono una cosa bellissima, quasi sempre sono garantiti dalla copertura offerta da istituzioni forti.

3 – La realtà è complicata e sfaccettata, non banale. Noi veniamo da una città non grandissima ma grandina, e abbiamo sempre avuto possibilità di scegliere. Se volevamo fare qualcosa di importante per Bologna sapevamo di poter appoggiarci a centri sociali con grandi risorse, per esempio. Così non abbiamo mai cercato sostegno nei partiti per le nostre attività. In altre zone di questo paese, spesso in provincia, ragazzi come noi che vogliono portare avanti l’opera meritoria di dare vita culturale al proprio Paese invece che scapparsene via annoiati, non hanno interlocutori altri che questo partito. Noi a queste persone vogliamo bene e sono il miglior motore culturale che abbiamo. E la distanza tra la purezza del loro impegno e la cancrena dei grandi ingranaggi della cultura istituzionale è la stessa che intercorre tra la politica di integrazione e assistenza delle piccole realtà locali e i beceri giochi di poltrona che si consumano in parlamento.

4 – Ci riconosciamo negli occhi di tanti ragazzi che sono divisi tra la speranza di vedere un futuro della loro idea di sinistra e la frustrazione quotidiana di sentirsi delusi dagli accordi di maggioranza, l’appoggio alle violenze pro Tav, la sordità verso le richieste di Fiom e sindacati, gli occhiolini a schiavisti come Marchionne, l’ineluttabilità presunta delle spese militari, l’ostracismo verso i principi di pubblicità di beni fondamentali come istruzione e acqua e potremmo andare avanti all’infinito. Sappiamo la loro giornaliera insoddisfazione e li vediamo stare meglio nel gridare nelle parole delle nostre canzonette cose che pensano e spesso non dicono.

5 – Noi siamo tutti di Bologna e quasi tutti nipoti di partigiani. Per noi quelle feste, almeno in Emilia e in Toscana, saranno sempre feste dell’Unità. E noi alle feste dell’Unità, fin da bambini, vogliamo bene. E un po’ anche all’Unità. E tantissimo ad Antonio Gramsci.

6 – Credo non faremo mai la campagna elettorale per nessuno. Sotto primarie ci avevano offerto due concerti in appoggio uno a Pier Luigi Bersani e uno a Nichi Vendola. Abbiamo rifiutato. Essere ospiti di rassegne culturali gratuite e spesso attente a un certo tipo di musica e cultura, che forse sono in questo momento la cosa migliore tra tutte quelle che portano il nome Pd, ci sembra invece una cosa bella. Ognuno può scegliere di fare quel che vuole, è la chiusura becera al confronto e il sillogismo malizioso dell’allora sei dei loro che sono cazzate colossali. Se Landini parla al convegno di Confindustria diventa un padroncino? E se la Kienge parla alla festa della lega diventa un orango?

Essere ospiti è una cosa normale per esponenti di partiti e movimenti alle feste e ai congressi di altri partiti e altri movimenti, figuriamoci per noi che non siamo esponenti di nulla se non delle nostre cinque teste bacate.

7 – Gli operai che lavorano a Pomigliano si pongono (o viene posto ad essi) il problema di lavorare per un volgare aguzzìno? No. E perché? Perché svolgono un lavoro “convenzionale” al quale non si chiede alcuna forma di purezza o mancanza di compromesso. Perché dunque gli artisti dovrebbero effettuare una cernita dei loro datori di lavoro? Perché sono latori di un “messaggio” (parola di una volgarità indiscutibile)? Se si vuole campare facendo l’artista i lavori si prendono. E nel frattempo si porta avanti la propria posizione campandoci e dando ad essa spazio. Citiamo ad esempio due bravi per davvero come Paolo Rossi e Luttazzi, che fino all’ostracismo hanno lavorato a Mediaset senza cedere di mezzo passo sulle loro posizioni. Evitiamo poi di scoperchiare il vaso di pandora del Gota dell’intellighenzia della sinistra italiana interamente disponibile su catalogo Mondadori.

Diego Rivera, marito di Frida Kalo, non rifiutò l’invito di Rockefeller di dipingere un affresco all’ingresso del tempio del capitalismo, il Rockefeller center. Salvo poi dipingere la faccia di Lenin.

Evitiamo, anche per motivi di eleganza, di elencare le occasioni in cui abbiamo suonato senza compenso o a compenso minimo per adesione a cause per noi importanti. Ricordiamo solo che per “senza compenso” si intende che mettiamo noi cinque la parte di cachet adibita al pagamento dei tecnici che rendono possibile il nostro spettacolo.

Giova ricordare ai più maliziosi che l’unica volta che abbiamo fatto una campagna elettorale non è stata per una persona ma per un articolo, il 33. Ci siamo impegnati per oltre un mese nella campagna elettorale per l’abolizione dei finanziamenti alla scuola privata a Bologna e il nostro principale avversario politico era, pensa un po’, il Pd.

E ovviamente, come quando sei contro il Pd, abbiamo vinto.

E ovviamente, come quando governa il Pd, chi governa ha deciso di fare finta di nulla e non è cambiato niente.

Giova in generale informarsi per evitare di abbandonarsi a letture approssimative del lavoro degli altri.

Sentirsi attaccati sull’integrità ideologica è antipatico e, nel nostro caso, senza grande fondamento.