Il sultano post moderno Tayyip Erdogan, s’è pronunciato contro Israele, incurante di sacrificare il recente riavvicinamento con Gerusalemme, dopo la rottura avvenuta tre anni fa a causa della Flottilla : “Ho le prove che dietro il colpo di Stato in Egitto c’è Israele”.

Sapete quali sarebbero secondo lui le prove? “Nel 2011, dopo la caduta di Mubarak e poco prima delle elezioni, in Francia ci fu un incontro tra l’allora ministro della giustizia israeliano (Tzipi Livni, ndr) e un intellettuale ebreo-francese (Bernard Henry Levy, ndr) in cui l’intellettuale spiegò che i Fratelli musulmani non avrebbero preso il potere anche se avessero vinto le elezioni. Perché la democrazia non era prevista”, ha spiegato il premier turco ai sui sostenitori durante un incontro indetto dal suo partito, Akp. Ecco la pistola fumante socondo “Gasdogan”.

Nonostante possa sembrare ridicola, l’accusa mossa dal primo ministro turco a Israle, non solo farà piacere al suo elettorato ma anche a buona parte di coloro che votano per gli altri partiti turchi, in primis i lupi, cioè i sostenitori del partito ultra nazionalista di destra, Mhp. L’unico a non essersi schierato contro Erdogan durante la repressione – ancora in atto- del movimento che ha occupato il parco di Gezi nel maggio scorso.

Nonostante o forse proprio perché la sua popolarità ha subito un duro colpo in casa e all’estero per aver zittito la protesta, ordinando a migliaia di poliziotti di usare la mano pesante contro i manifestanti, al netto di cinque vittime, Erdogan continua a evitare qualsiasi dialogo con i dimostranti da lui definiti “vandali” e in seguito “terroristi” e a insistere nella logica dei due pesi e due misure. Se anche il premier turco avesse ragione a proposito di Israele, ma non di sicuro grazie alla prova esibita, oggi suona ridicola la sua pretesa di impartire lezioni di democrazia a Israele e all’Occidente: “L’Occidente deve ancora capire quali sono gli ingredienti della democrazia”, ha urlato nel microfono con toni propagandistici, come se lui ne fosse l’unico depositario.

Sfruttando ancora una volta la strage di Fratelli Musulmani al Cairo, Erdogan prova a riaccreditarsi come l’unico leader musulmano sunnita “duro e puro”. Giocandosi il tutto per tutto accusando Israele, il padre padrone contro il quale si sono sollevati i ragazzi di Gezi e le loro mamme, cerca insomma di far passare l’isolamento in cui ha stretto la Turchia, per un “prezioso isolamento”, come ha spiegato il suo consigliere per la politica estera.

Ciò che realmente preoccupa Erdogan, oltre alla perdita del suo alleato Morsi, è la questione siriana, visto che il premier turco ha ingaggiato una vera e propria guerra personale contro il presidente siriano Bashar al Assad. Fin dall’inizio del conflitto, Erdogan ha appoggiato i ribelli sunniti dell’esercito libero siriano per approfittare della situazione e cercare di allargare la sua influenza nel blocco islamico sunnita. Ma le cose non si stanno mettendo bene perché Assad non dà segni di cedimento e la presenza sempre più forte di Al Qaeda in Siria ha dato nuovo vigore alla sua retorica di baluardo contro il terrorismo islamico. Ergo, Erdogan prova anche lui a ripiegare sulla retorica, antiisraeliana, come aveva già fatto a metà giugno quando alcuni membri del suo partito, l’Akp, hanno insinuato che dietro Gezi ci fossero gli ebrei in generale, non solo quelli israeliani.

Un ever green che trova sempre, comunque e ovunque, molti seguaci, figuriamoci in Medio Oriente. I vertici della Turchia, membro Nato, rivivificano dunque il Golem per nascondere dietro la sua grande massa lo smacco subito dopo che l’altra grande potenza sunnita, – quell’ Arabia Saudita fedele alleata di Washington- ha sostenuto l’esercito egiziano contro la fratellanza. Ma lo spauracchio del Golem gli serve anche per distogliere la comunità internazionale dalla campagna persecutoria nei confronti dei sui oppositori, non solo coloro che hanno aderito alle proteste di Gezi.

Ieri ci sono stati nuovi scontri ad Ankara e Istanbul tra manifestanti e polizia. Nella capitale, un corteo indetto dai sindacati è stato bloccato dai gas lacrimogeni e dalle pallottole di gomma mentre nei pressi di Gezi, a Istanbul, la conclusione della “ marcia per la giustizia” – partita da Adana nel luglio scorso per toccare le città dove furono uccisi cinque ragazzi pro Gezi- è stata attaccata dalle squadre antissommossa ben prima di raggiungere l’ormai noto parco, attiguo a piazza Taksim.

La caccia alle streghe lanciata dal primo ministro dura ormai dal 15 giugno, quando le forze dell’ordine e i bulldozer “pulirono” il polmone verde di Taksim dalle tende dei capulcu (gentaglia, la definizione usata da Erdogan per descrivere chi si era insediato a Gezi per difenderne l’esistenza). Mentre continuano gli arresti, casa per casa, della gentaglia, durante tutta l’estate, gli studenti delle scuole secondarie sono stati convocati dai presidi per fare i nomi degli insegnanti e dei compagni di classe che non si erano presentati a scuola durante il periodo dell’occupazione del parco di Istanbul. Secondo il principale partito di opposizione, Chp ( partito repubblicano del popolo) i ragazzi sono stati intimiditi e costretti alla delazione.

Engin Altay, capogruppo del partito laico e kemalista, ha accusato direttamente il ministro dell’educazione Nabi Avci per questa ennesima caccia alle streghe. L’anno scolastico intanto sta per iniziare e Unsal Yildiz, presidente di un’istituzione scolastica indipendente e laica, Egitim-Sen, che offre un percorso continuativo dalle elementari al liceo, ha denunciato la politica del partito di Erdogan tesa a costringere gli studenti a frequentare le scuole religiose islamiche. Yildiz ha evidenziato l’aumento vertiginoso di bocciature da parte del ministero dell’Educazione nei confronti degli studenti che si erano sottoposti ai test di ammissione per entrare nel suo isitutto: “ su un milione e trecentomila studenti che hanno affrontato gli esami, solo 400mila hanno ottenuto l’autorizzazione dal ministero ad iscriversi”. L’esecutivo turco, dominato dall’Akp, sta dunqne tentando di dirottare gli studenti verso gli istituti religiosi, Fethullah Gulen docet, e le scuole tecniche. Manodopera qualificata e timorata di Allah per la Turchia del sultano Erdogan.

P.s. La Turchia è il secondo membro più importante della Nato per numero di soldati.