L’ex vice presidente Mohamed el Baradei accusato di tradimento e l’ex presidente egiziano Hosni Mubarak sul punto di uscire dal carcere. La crisi egiziana, dopo gli arresti che hanno decapitato la leadership superstite dei Fratelli musulmani e a otto giorni dalle stragi di Rabaa e Nahada, continua ma si evolve. Tanto da scatenare i primi veri provvedimenti dell’Europa. I ministri degli Esteri dell’Ue hanno deciso di sospendere le licenze di esportazione verso l’Egitto di armi e equipaggiamenti di sicurezza, mentre verranno riesaminati gli aiuti Ue al Cairo.

L’ex rais, dopo un anno e mezzo di detenzione e dopo essere stato dato per morto e ora in “buone condizioni di salute”, è alla sbarra in quattro processi. Un avvocato del collegio di difesa, Yosri Abdel Razek, conferma all’Ansa che l’ex rais “verrà liberato oggi”, e che “con tutta probabilità” gli verrà consentito di recarsi nella sua residenza di Sharm el Sheik dopo la scarcerazione. Ieri i legali di Mubarak hanno presentato la richiesta di liberazione dopo la scadenza dei termini per la custodia preventiva in carcere per le accuse di corruzione. La Procura non ha impugnato il provvedimento di scarcerazione e così andrà ai domiciliari nella sua casa di Sharm. 

Padre-padrone dell’Egitto per 30anni, scalzato dal trono solo grazie alla rivoluzione più importante della Primavera araba, Mubarak riacquisirà i suoi gradi e finirà i suoi giorni – ha 85 anni – probabilmente a casa. Cancellata la condanna all’ergastolo per la violenta repressione del 2011. “Non è stato condannato, sono passati i 18 mesi di carcerazione preventiva, è quindi suo diritto uscire entro le prossime 48 ore”, sottolinea un altro legale Farid el Dib. La sua scarcerazione infatti, al di là del codice di procedura penale, è soprattutto un messaggio politico: il governo provvisorio stretto nella morsa del confronto sanguinoso con i Fratelli musulmani da un lato, e della guerra al terrorismo nel Nord Sinai dall’altro, cerca nuove e più estese alleanze. Il movimento Tamarod, che ha organizzato le proteste che hanno portato alla destituzione del presidente Mohamed Morsi, si è schierato contro la scarcerazione del suo predecessore definendola “un crimine contro la rivoluzione del 25 gennaio”. Hassan Shahin, uno dei portavoce del movimento, ha invitato le autorità, in una dichiarazione rilasciata al sito di ‘al-Masry al-Youm’ a “emettere immediatamente un mandato di arresto nei confronti di Mubarak, approfittando dello stato di emergenza” in vigore, perché il rilascio dell’ex rais “è un pericolo per la sicurezza nazionale”.

Resta da capire quale sarà l’impatto della scarcerazione di Mubarak sul fronte anti-Morsi, che trae linfa vitale dai giovani che hanno combattuto l’ancien regime e che certo saranno almeno una volta concordi con i rivali dei Fratelli musulmani sul rischio di un “ritorno al passato”.

Guanto di ferro invece el Baradei, premio Nobel per la Pace, formalmente accusato di tradimento e verrà processato per le dimissioni da vicepresidente in disaccordo sulla decisione di scatenare un bagno di sangue. Un ‘colpo basso’ per l’ala riformista e liberale del fronte anti-Morsi. Così come il fermo, all’aeroporto del Cairo, di Hazem Abdel Azim, uno dei simbolo dell’attivismo giovanile anti-Mubarak e anti-Morsi. ”Bisognerebbe basarsi sullo stato di diritto e sulle leggi ovunque nel mondo. Già il processo a Mubarak fu molto particolare, in quest’altro caso mi pare che siamo alla ritorsione con accuse alla luce dei fatti poco motivate” dice il ministro degli Esteri Emma Bonino commentando l’accusa di tradimento a el Baradei.

Intanto I Fratelli musulmani non sembrano intimiditi: il leader arrestato Mohamed Badie “continuerà la sua lotta pacifica fino a raggiungere gli obiettivi della rivoluzione del 25 gennaio”, assicurano. E Badie lancia il suo anatema: “Si pentiranno di quello che hanno fatto coloro che hanno scelto di sostenere l’oppressione e lo spargimento di sangue: i martiri sono stati uccisi perché resistevano a un tiranno traditore, il loro sangue sia maledetto per voi”.