Costi più che raddoppiati rispetto alle attuali stime e più che triplicati rispetto ai piani iniziali. Il tutto per far fronte alle necessità degli abitanti delle zone coinvolte. Il progetto dell’HS2, il Tav inglese, potrebbe costare, alla fine, più di 80 miliardi di sterline, più di 90 miliardi di euro: lo rivela uno studio appena pubblicato dall’Institute for Economic Affairs (Iea), un istituto indipendente ma molto quotato nel Regno Unito. Ma, dice lo Iea, corruzione, tangenti, malaffare e giochi di appalti non c’entrano nulla. I costi saliranno a dismisura perché la società in carico dell’HS2 dovrà accontentare le popolazioni coinvolte, dalle quali sono già arrivate e arriveranno sicuramente ulteriori cause legali. Così, occorrerà cambiare tragitti e costruire dei tunnel non previsti; bisognerà rendere più gradevole il paesaggio e predisporre servizi per chi abita lungo il tracciato. Ancora: si dovrà risarcire tantissime persone che chiederanno una compensazione economica. E ora l’ente, il cui studio ha subito suscitato non poche polemiche, chiede al governo britannico guidato da David Cameron di fare un passo indietro. “Con tutti questi soldi si potrebbero creare altre infrastrutture, che genererebbero un valore per la società britannica di almeno 320 miliardi di sterline”.

Quindi, dice l’istituto, il costo finale sarà “quasi ridicolo” proprio per far fronte alle necessità dei britannici interessati. L’HS2 consentirà, entro il 2026, treni ad alta velocità – 250 miglia all’ora – fra Londra e Birmingham, con poi due diramazioni, una per Leeds e una per Manchester, entro il 2032. Una sorta di grande Y che taglierà il Paese e che, secondo gli attivisti delle associazioni che si battono contro il progetto, disturberà la vita di almeno 500mila persone, durante e dopo la costruzione. Bisogna dire che tuttavia le proteste, finora, non hanno avuto nulla a che fare con quelle che si sono viste in Italia con il movimento No Tav. Si sono viste le manifestazioni, ma di breve durata, qualche boicottaggio persino, ma la battaglia è stata soprattutto sul fronte legale. Recentemente gli abitanti della zona londinese a nord della stazione di King’s Cross, nel quartiere di Camden, hanno ottenuto che il tragitto nella capitale dell’HS2 fosse interrato per un tratto maggiore rispetto a quanto previsto, evitando la distruzione di case storiche e di intere strade. E anche nelle campagne, spesso terre di conservatori – gli stessi conservatori che sono al governo -, nelle aule di tribunale si sono decisi piccoli ma importanti stravolgimenti al progetto. I costi aumentano, quindi, ma il piano non rallenta, nonostante gli intoppi.

Eppure, secondo lo Iea, c’entra anche la politica. Nel rapporto appena pubblicato, l’istituto dice che il partito conservatore non ha bloccato o rallentato il piano anche per accaparrarsi il voto nelle aree a nord dell’Inghilterra, dove l’HS2 arriverà, generalmente meno propense a votare per il partito dei Tory. Giochi elettorali, quindi, dice l’ente, anche se il dipartimento del ministero dei Trasporti che sta seguendo il fascicolo dell’HS2 dà altre giustificazioni: “Il piano è assolutamente vitale per questo Paese, darà una grande spinta in avanti alla nostra economia e il ritorno dell’investimento si farà sentire e vedere per tutte le prossime generazioni. L’HS2 genererà centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro e benefici alla nostra economia per miliardi di sterline. Cercheremo di stare nel budget che ci siamo prefigurati, ma bisogna anche dire che questo è anche il più grande progetto infrastrutturale che il Regno Unito abbia visto nei tempi moderni”. Tuttavia, se anche il Daily Mail – tabloid di destra e vicino alle posizioni governative – arriva ad attaccare il progetto dell’HS2, vuol dire che veramente, in Gran Bretagna, l’appoggio a questa infrastruttura si sta facendo sempre più debole. La scorsa domenica il giornale ha infatti pubblicato delle previsioni: chi abita lungo il tracciato verrà sconvolto dall’inquinamento acustico per 16 ore al giorno, quando il tracciato sarà pronto. Senza considerare, scrive il giornale, quei milioni di viaggi che camion e mezzi pesanti dovranno fare “fra la popolazione inerme” durante la costruzione.