“Capisco la tigna di Berlusconi, sul piano emotivo, umano, psicologico: ma concretamente non lo porterà da nessuna parte. Sarò anche pessimista, ma questa volta credo sia davvero finita”. Vittorio Feltri snocciola tutte le opzioni per salvare B. senza trovarne neanche una realistica: “Napolitano non vedo cosa possa fare. La grazia non sta in piedi, perché esistono procedure particolari e non mi pare che Berlusconi le gradisca: non la chiederebbe mai. L’amnistia è esclusa. Il Parlamento, poi, non si lascerebbe sfuggire l’occasione per togliersi definitivamente dai piedi il nemico di sempre, quindi immagino che la maggioranza dei parlamentari voterà per far sì che Berlusconi decada da senatore”.

Però, direttore, quel voto metterebbe in crisi il governo.
Il problema, piuttosto, è che Napolitano non ha nessuna intenzione di sciogliere le Camere: tenterebbe di fare un altro governo, magari basato su cinque punti programmatici – giusto per trovare un pretesto – a cui aderirebbero anche i Cinque stelle. E poi nel Pdl, che in questo periodo di sbandamento non riesce a ricompattarsi, ci sarebbe sicuramente una parte di parlamentari che, facendo appello al solito senso di responsabilità, aderirebbe a un Letta bis.

Il tradimento delle colombe?
Sono pensieri che faranno di sicuro. E lo stesso ragionamento passa già per le teste di Letta e Napolitano. La soluzione non c’è: Berlusconi non ne sarà contento, ma la sua frustrazione non cambia gli scenari.

Su Facebook il suo tono è però di sfida: “Non mollerò”, promette.
Lui resterà convinto fino alla fine di poter trovare una scappatoia, ma io non la vedo.

E l’ipotesi Marina? Sarebbe pronta a raccogliere il testimone?
 Tutto è possibile, ma non credo che questa via darebbe molto sollievo al padre: lui vuole fare tutto personalmente, come ha dimostrato negli ultimi vent’anni. Non ha mai delegato nulla, e quando proprio ha dovuto ha scelto Alfano, che è tutto dire. Magari con Marina farebbe meno fatica, ma oltre al fatto che lei non ha mai fatto politica, c’è anche la questione delle aziende, che in famiglia hanno un bel peso. Insomma, immedesimandomi non saprei dove sbattere la testa.

Cosa farebbe al posto suo?
Sarei scappato quando ancora avevo il passaporto.

Quindi, come sostiene Giampaolo Pansa, il futuro politico del Cavaliere è davvero finito?
Sì, soprattutto considerando che il periodo di detenzione, che sia in carcere o ai domiciliari, è lungo. Dura più di nove mesi. È difficile, poi, rientrare .

Secondo lei come affronterà Berlusconi questa prova?
Il problema di queste esperienze tremende è che finché non succedono davvero non si riesce a valutarle a pieno. Ricordo Sallusti: prima di essere arrestato non era entrato psicologicamente nel ruolo del detenuto. Vale anche per Berlusconi. Ma dopo tre giorni ai domiciliari uno impazzisce.

Il Cavaliere evoca addirittura il carcere, giura che rinuncerebbe alla gabbia dorata di Arcore.
Una volta che non stavo tanto bene – cosa che non mi era mai capitata – non sono venuto al giornale e sono restato a casa: la giornata mi sembrò infinita. Ero da solo, come un cretino. E meno male, perché avessi avuto qualcuno lì con me ci avrei litigato.

Il Cavaliere, nelle sue ville, di solito si diverte.
Mah, solo a pensarci sudo freddo, tremo. Per ora è il supporto popolare a prevenire la disperazione, ma non credo che Berlusconi veda le cose chiaramente. Infatti cambia idea, e umore, ogni due giorni.

Non è l’unico: i quotidiani amici non sono affatto compatti. C’è chi lo dà per morto e chi lo supplica di resistere. Cosa succede?
L’ho notato anche io, ma è normale, perché questa vicenda è talmente nuova che ciascuno si sente libero di dire la sua. La verità è che non ci capiamo più niente. È il caos totale.

Twitter: @BorromeoBea

da Il Fatto Quotidiano del 20 agosto 2013