Oggi, martedì 20 agosto 2013, è l’Earth Over Shoot Day. Vale a dire che oggi è l’ultimo giorno in cui i 7 miliardi e rotti di abitanti del Pianeta Terra campano grazie alle risorse disponibili per quest’anno. Da domani e fino al 31 dicembre viaggeremo in riserva. Sarebbe come dire che oggi ci siamo già spesi gli ultimi nostri soldi del 2013, compresi gli stipendi che dobbiamo ancora prendere da qui a fine anno, e per arrivare a Capodanno da domani iniziamo a prelevare dal conto di nostro figlio.

Nel 1961 l’umanità usava più o meno i due terzi delle risorse ecologiche disponibili e ancora nel 1990 riuscivamo ad arrivare quasi a fine anno (7 dicembre). Il tracollo è negli ultimi venti anni e il tendenziale dell’ultimo decennio è letteralmente spaventoso.

Viviamo enormemente al di sopra delle nostre possibilità e il problema non è solo (e non è tanto) la sovrappopolazione, quanto proprio i nostri stili di vita, di consumi, i sistemi di produzione, distribuzione, trasformazione, lo spreco eccessivo in tutti i settori (a partire dall’energia e dal cibo).

La situazione è drammatica, da anni centinaia di organizzazioni (ormai non più solo gli ambientalisti, ma una larghissima schiera di realtà le più disparate) vanno denunciando la criticità della situazione. E vanno proponendo alternative, più o meno credibili e praticabili (ma molte lo sono!), tutte però convergenti sulla necessità di attuare un profondo cambiamento.

Un cambiamento che, si badi, se non sapremo praticare come nostra libera scelta ci verrà forzatamente e violentemente imposto dalla natura. Cosa che in parte, peraltro, sta già accadendo.

In questo scenario è quanto mai sconfortante, deprimente, assistere al silenzio assoluto della politica. Siamo da settimane, anzi da venti anni, inchiodati alle vicende del pregiudicato di Arcore e null’altro sembra contare. E quando si parla di economia ecco che compare il mantra: crescita, crescita, crescita. Quando proprio la crescita, fine a sé stessa e smisurata, è la prima causa della tragedia ecologica che ci attende e della stessa crisi che stiamo vivendo. Ben prima che la politica ne abbia preso compiutamente atto, il sistema economico ha denunciato la bancarotta ecologica del Pianeta e si è accartocciato su sé stesso.

Vorrei tanto sbagliarmi, vorrei tanto essere smentito da qui a qualche anno, ma vedrete che la ripresa-ripresina sventolata in questi ultimi giorni da Governo Italiano e istituzioni europee non esiste. Purtroppo non ci sarà nessuna ripresa, le cose continueranno a peggiorare perché non è stato fatto quasi nulla per favorire quel cambiamento necessario anche a rilanciare la situazione economica.

Dico quasi nulla perché sarebbe ingiusto e sbagliato dare tutte le responsabilità alla politica e dire che va solo sempre tutto male. Le responsabilità prima di tutto sono dei singoli cittadini e delle comunità. E’ a noi stessi, innanzitutto, che dobbiamo rivolgere lo sguardo di riprovazione in questa giornata che deve essere di riflessione e di stimolo ad agire. Allo stesso tempo è attorno a no che dobbiamo guardare per cercare i buoni esempi, le possibili vie d’uscita. Intanto per comprendere – non è mai troppo tardi – che il cambiamento inizia dai nostri gesti quotidiani. E poi perché già ci sono singoli individui, comunità, imprese, organizzazioni, non di rado anche istituzioni, che – almeno in qualche ambito – hanno già iniziato a percorrere nuove strade e a cercare, se non già praticare, quel cambiamento di cui abbiamo bisogno.

Non credo che avremo la fortuna di vivere un Over Shoot Day del nostro futuro nel mese di dicembre, ma credo che abbiamo il dovere di fare qualcosa, da subito, per fare in modo che lo possano vivere le future generazioni. E’ un cambiamento necessario ma può e deve essere anche un cambiamento voluto e praticato con piacere. Per questo noi di Slow Food diciamo sempre che iniziare il cambiamento dalla tavola è il modo migliore per capire e imparare le nuove pratiche. Ma non siamo i soli: a partire da Rete civica italiana (che collabora con il Global Footprint Network per diffondere in Italia l’evento dell’Overshoot Day), sono tante le realtà che si mettono in gioco per costruire un diverso modello di sviluppo. Bisogna unirsi a queste realtà e accompagnarle, è il modo migliore che abbiamo di costruire quel domani che vorremmo e che possiamo/dobbiamo ancora sperare di vivere.