Prima qualche furbetto del Pdl in aperta mala fede ha tentato di paragonarlo a Enzo Tortora. Udite, udite: Silvio Berlusconi vittima dei magistrati come Enzo Tortora! Quando hanno visto che si sarebbe sollevato un polverone, a iniziare dalla figlia di Tortora che in diretta tg la7 ha diffidato i berluscones dal paragonare suo padre al Caimano-evasore, Paolo Guzzanti se n’è inventata un altra: Silvio Berlusconi come Antonio Gramsci. Avete capito bene! Silvio Berlusconi come Antonio Gramsci!

Devo confessare che l’articolo comparso su Il Giornale il 17 agosto mi era sfuggito. Oggi grazie all’editoriale di Marco Travaglio sono andato a leggermelo e mi sono fatto qualche domanda. La prima è se Paolo Guzzanti prima di scrivere quell’articolo si è bevuto qualcosa di molto alcolico o ha ingerito qualche sostanza stupefacente. Non c’è bisogno di essere degli storici per capire che il semplice paragone è una stronzata senza senso. Non è neppure una sana provocazione, utile a sollevare un dibattito, ma una semplice stronzata. Si legge nel sommario: “Sperano di liquidare il leader condannandolo al silenzio (come il Duce fece con Gramsci).

Ma dottor Guzzanti, con che coraggio intellettuale veste i panni dello storico con una tesi così strampalata e abnorme? Se si legge l’articolo si capisce tuttavia che Guzzanti  insiste, prova addirittura ad argomentare la stupidaggine appena scritta mettendo le mani avanti: “Figurarsi le urla di scherno e gli insulti se paragonassimo Berlusconi a Gramsci”. Il guaio è che poi l’autore dell’articolo non ha un moto di dignità, non fa marcia indietro, anzi, si infila nei meandri a lui poco noti della drammatica storia di Antonio Gramsci, marcito in carcere e poi in clinica per mano di Mussolini, alla ricerca di un filo comune.

E sapete qual è il filo comune? Il ridicolo quanto furbesco paragone di Guzzanti si commenta da solo, eccone uno stralcio: “Secondo la storiografia Benito Mussolini disse di lui: «Questo cervello deve smettere di funzionare». Non è sicuro che queste fossero le sue parole, ma la tradizione, specialmente comunista, vuole che così siano andate le cose e che Mussolini fosse talmente preoccupato dalla leadership di Antonio Gramsci da volerlo ridotto al silenzio in cella.

Oggi ciò che sembra degno di vergognosa nota è questo fatto incredibile: la richiesta di esecuzione con l’ammissibilità di un eventuale provvedimento di grazia da parte del presidente Napolitano, sottoposti alla condizione che il cervello politico di Berlusconi e dunque la sua leadership, cessino di esistere finendo in un boccione di formalina. Insomma: questo cervello dovrebbe smettere di funzionare e, secondo leader di indiscusso calibro come Bersani o Civati, smettere di rompere le scatole, visto che tutti sanno che il centrodestra esiste e può di nuovo vincere soltanto se Berlusconi esiste e che il Pd, mancando di una propria leadership, può solo pregare che anche il proprio avversario perda la propria. Si tratta di una trovata di levatura morale e ideale gigantesca, come si vede, per nulla venata da viltà: si chiede insomma che un eventuale provvedimento di grazia sia subordinato”.

Avete capito cari storici come va intepretata la vicenda dell’evasore Silvio Berlusconi? Paolo Mieli, attento studioso di quell’epoca, ha preso appunti? Il paragone è questo: così come Mussolini decise di far marcire in carcere Gramsci per spegnere il suo cervello, allo stesso modo il Pd tenta di mandare Silvio Berlusconi in galera per spegnere la sua leadership. E’ possibile secondo voi scrivere una stupidaggine più grossa di questa? Secondo me no.

Spero che gli eredi di Antonio Gramsci, dentro e fuori il Pd, abbiano un moto di stizza e di orgoglio come quello che ha avuto Gaia Tortora quando hanno tentato di infangare il nome di suo padre con quello del Caimano. I grilli parlanti di Silvio Berlusconi fanno di tutto per capovolgere il senso della storia di questi ultimi vent’anni, cercando di trasformare il deus ex machina della corruzione, dell’evasione fiscale, del conflitto d’interesse e della mala politica in una vittima della giustizia ma si spera che gli storici, i giornalisti indipendenti non ci caschino.