L’invecchiamento della popolazione è un processo che non può essere ignorato. E lo sanno bene, sia gli operatori del settore in ambito sanitario, che chi si occupa di politiche economiche. Questo è un dato di fatto, considerando che negli ultimo 20 anni, la popolazione over 70 è pressoché raddoppiata e lo farà ancora nei prossimi 15/20 anni.

I problemi dell’invecchiamento, sinora, sono stati trattati come problemi che riguardano la salute. Cosa parzialmente vera, ma ingigantita nel vedere comune, dai media globali, i quali si sono quasi allineati nel mostrare la persona anziana, come un vecchietto accasciato, che si trascina ricurvo appoggiato a un bastone e con la faccia rugosa e triste di chi ormai nulla ha da dire o fare. Una sorta di accanimento dettato solo da fini speculativi.
In realtà la tarda età presenta una tale eterogeneità che nella valutazione, rende quasi impossibile stabilire i limiti tra età avanzata e media età. Difatti influiscono il genere, le attitudini, le esperienze di vita, l’educazione, il background sociale. Non ultimo la società e la stessa persona. Anche se, per convenienze più o meno empiriche, la determinazione viene fatta da organizzazioni sociali e dai governi. Tanto che è quasi opinione comune che si diventa “anziani” nel momento in cui si ha il passaggio dalla vita lavorativa a quella della pensione.

Tralasciando le facili ironie e apprezzamenti all’italiana, anche se non privi di fondamenta e che rasentano la tragedia più che la comicità, devo far notare come nel bel paese si sia ancora fermi a uno stadio embrionale delle terapie occupazionali. Non che non siano lodevoli e di grande efficacia, là dove sono praticate, ma perché si è ancora fermi al la parte assistenziale. E’ giusto che sia anche così. Ma ci si dimentica che, le persone in età avanzata, che necessitano di cure e assistenza, ai quali viene per così dire somministrata, la terapia occupazionale, non sono, in assoluto, la maggioranza.

La terapia occupazionale è definita come una terapia riabilitativa che contribuisce al miglioramento della salute e della qualità di vita. E certamente lo è. E spesso permette un reinserimento nella vita familiare e sociale. Questo nel caso di problemi riconosciuti tali, dell’anziano.

Nei paesi sviluppati, dove le aspettative di vita hanno avuto un balzo in avanti significativo, dove si prevede che tra circa 20 o 20 anni, il numero degli anziani sarà per lo meno triplicato rispetto ad oggi, sono dell’idea che è pieno diritto di questa, chiamiamola categoria di persone, abbiano il diritto di dover partecipare alle decisioni che riguardano la salute e tutto il sistema politico ed economica della attuale società.

Sembra un discorso ovvio e certamente lo è, ma cosa, realmente non abbiamo e non è stato fatto al fine di consentire all’anziano una piena integrazione alla vita sociale?
Il “darsi da fare” e prendere parte alle occupazioni e alle attività sociali, è parte importante della vita in tutte le società. E l’importanza di essere o sentirsi attivi, ha un uguale peso sia nella popolazione giovane, che nella popolazione anziana. Accresce  il senso di partecipazione e utilità, l’autostima e abbatte le barriere che spesso si creano quando un anziano soffre anche di un piccolissimo “disagio da età avanzata” spingendolo all’isolamento. Con conseguenze facilmente immaginabili.

La terapia occupazionale, dunque, deve uscire dalla semplice ottica di intervento riabilitativo destinato solo a chi ha problemi di salute, anche seri. Deve cominciare a rivolgersi a tutte quelle persone che, raggiunta la maturità lavorativa e di età, possono essere accompagnati, durante questo passaggio, non a una vita di accompagnatori di nipotini chiassosi, per carità una cosa bellissima, ma a essere individui che vedano utilizzato il loro background di conoscenze ed esperienze, come apporto e supporto alla crescita della società. Impegno che, retribuito o meno, sia realmente una dimostrazione di evoluzione, non solo di mentalità , ma soprattutto di civiltà.

Salvatore Contino

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