Per gli studiosi dell’antico Egitto, la pervasiva influenza dell’esercito negli affari politici del Paese, non rappresenta alcuna sorpresa. Durante tutta l’era dei faraoni, dalla fondazione dello stato egiziano (3000 A.C.) alla sua inclusione nell’impero romano (30 A.C.), i militari hanno sempre avuto un ruolo importante, almeno tanto quanto la linea di successione ereditaria che determinava i leader della Valle del Nilo”, afferma lo storico Toby Wilkinson (“The Army and Politics in Ancient Egypt”, Historically Speaking, vol. 12, n. 3, 2011, p. 35).

esercito egizianoIl ruolo eccezionale dell’esercito nelle vicende politiche dell’Egitto si conferma anche nella fase della modernità, quando, agli inizi del XIX secolo, un ambizioso generale albanese, Muhammed Ali, posto alla guida dell’esercito Ottomano, si impose come leader dell’Egitto moderno e indipendente dal potere Ottomano, costruendo il più forte e potente esercito del Medio Oriente. Alla fine del 1830, l’esercito egiziano contava, infatti, su cento mila effettivi e la marina militare su almeno venticinque mila. Con la rivoluzione degli ufficiali, guidati da Nasser, nel 1952, il ruolo dell’esercito nel paese si è ulteriormente consolidato ed esteso, ben al di là del ruolo tradizionale della “difesa dei confini nazionali”. Basti considerare qui il fatto che, fino alla breve parentesi di Mohamed Morsi (esponente dei Fratelli Musulmani), tutti i presidenti egiziani provenivano direttamente dalle fila dell’esercito. Ad oggi, le forze armate egiziane contano su 468 mila effettivi. 

Sul potere politico dell’esercito egiziano molto è stato scritto e le cronache degli ultimi giorni non fanno che fornire ulteriori dettagli, rendendo il quadro sempre più complesso ed intricato. Dato lo spazio ridotto, però, di un post come questo, vorrei fornire in particolare alcune informazioni sul potere economico delle forze armate in Egitto, perché sono cruciali, a mio avviso, nella comprensione di quanto sta accadendo in queste ore.

Sin dal 1952, durante il nasserismo ed il suo programma esteso di nazionalizzazioni, l’esercito prese il controllo diretto dell’economia “in nome del popolo”. Con l’avvento di Sadat, però, e la sua politica economica dalla “porta aperta” (“open door economy”), caratterizzata dalle privatizzazioni e dall’economia di mercato, il ruolo dell’esercito nel controllo dell’economia non venne meno.

Il rapporto privilegiato con gli Usa, a seguito del trattato di Camp David, che si sostanzia concretamente in un finanziamento diretto, pari a 1,3 miliardi di dollari annui, determinò la creazione nel NSPO (National Service Project Organization) che fondò diverse imprese, alla cui guida andarono generali e colonnelli in pensione. Sussidi e privilegi fiscali ad hoc per le imprese controllate dai militari furono garantite in seguito, compreso il lungo periodo del governo Mubarak.  

L’autonomia economico-finanziaria dell’esercito egiziano, che si è realizzata nel corso degli ultimi decenni, è garantita anche dalla segretezza che copre tutti i loro affari correnti (Akram Belkaid and Hicheme Lehmici, “Egypte, la toute-puissance de l’armée”, SlateAfrique, 12,   2011): a partire dal finanziamento Usa, di cui non esistono libri contabili che possano essere consultati, neanche dal governo, per arrivare fino al divieto (formale e sostanziale) di parlare in pubblico dei loro affari. In molti paesi non occidentali, gli eserciti controllano direttamente il business del settore della difesa, ma in Egitto tale potere si estende anche al settore non strettamente legato all’ambito militare.

Gli studiosi definiscono questo potere: Military Industrial Business Commercial Complex (MIBCC).  Gli affari dell’esercito egiziano, infatti, riguardano: la produzione della pasta, dell’acqua minerale, dell’olio, del latte, del pane, delle bottiglie d’acqua, del cemento, delle bombole da gas o del carburante, dei veicoli come Cherokee e Wrangler (New York Times, 5 Febbraio 2011), ecc. I militari, però, traggono enormi profitti anche dai terreni che essi controllano direttamente, che si calcola possano essere pari ad un milione di chilometri quadrati, di cui solo il 5% è coltivato. Per non parlare poi delle norme che li autorizzano ad impossessarsi di qualsiasi terreno col pretesto della “difesa della nazione”.

In assenza di dati certi, si stima comunque che i militari controllino dal 25 al 40% dell’intera economia del paese. I quadri dirigenti e intermedi delle forze armate sono al comando di una grande quantità di imprese variegate, comprese le agenzie di compravendita di immobili per conto del governo (inserendosi, di conseguenza, nei processi di urbanizzazione, come “Cairo 2050” e molti altri). 

Negli ultimi trent’anni, i generali hanno fatto di tutto per nascondere all’opinione pubblica i loro enormi interessi economici. L’occultamento dei bilanci, va da sé, non è tanto legato a ragioni di sicurezza, quanto agli enormi profitti che l’esercito ricava attraverso la produzione di beni e servizi.

La forza-lavoro nei settori economici controllati dai militari è garantita, in primis, dalla leva, che in Egitto è obbligatoria e dura due anni. Molti militari di leva trascorrono, infatti, gli ultimi mesi nell’esercito lavorando nelle svariate fabbriche, aziende agricole e agenzie controllate dall’esercito. Un elemento da non trascurare, per comprendere la quantità di profitti realizzati dall’esercito, è che la paga mensile per i coscritti varia da 17 a 28 dollari al mese.

Non sono migliori le condizioni di lavoro degli altri operai impiegati nelle industrie controllate dall’esercito, che negli ultimi anni hanno più volte scioperato (come accaduto, ad esempio, nel 2010, nel complesso industriale “Military Factory 99”, quando gli operai scioperarono dopo la morte di un loro collega durante un’esplosione in fabbrica). Diversi tra gli scioperanti pagarono caramente la loro protesta, perché in seguito furono processati dai Tribunali militari per “violazione del segreto militare”, vale a dire le loro misere condizioni di lavoro e di retribuzione. 

Oltre ad essere, dunque, un baluardo della repressione, nonché importante attore della scena politica del paese, l’esercito egiziano detiene anche un fortissimo potere economico in grado di condizionare concretamente gli equilibri del paese. E’ a partire da ciò che bisogna iniziare a leggere anche gli ultimi fatti in Egitto, sia la brutale repressione in piazza sia il forte legame che l’esercito ha con il territorio.