Il bilancio di previsione è uno degli atti fondamentali delle amministrazioni comunali. La maggioranza che non riesce ad approvarlo viene commissariata e rischia in concreto di dover fare le valige portando il consiglio comunale allo scioglimento anticipato. A San Colombano al Lambro, comune di 8mila anime in provincia di Milano che si trova tra Lodi e Piacenza, si è verificato un caso singolare. Tra la fine di giugno a la fine di luglio il consiglio comunale si è riunito per tre volte nel tentativo di portare in approvazione lo schema di bilancio predisposto dalla Giunta. Per dissidi interni alla maggioranza (Pdl e Lega Nord) in occasione del consiglio del 26 giugno il bilancio non è stato approvato in quanto, a norma di regolamento del consiglio comunale, non ha ottenuto “i voti della maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati”. È andata persino peggio due settimane dopo, il 15 luglio, quando in consiglio è mancato il numero legale per dare vita alla seduta, ma il 27 luglio, finalmente, l’amministrazione del sindaco Gian Luigi Panigada (che è stato anche candidato alla Camera nelle liste del Pdl in occasione delle ultime politiche) ha approvato il bilancio con il voto dei 9 consiglieri presenti (compreso il sindaco) e con buona pace degli 8 che avevano volontariamente lasciato l’aula.

Tutto risolto? Non a San Colombano e non secondo la doppia opposizione (i 5 consiglieri di minoranza e i 3 consiglieri dissidenti) che hanno lamentato con fermezza la mancata osservanza del regolamento del consiglio comunale. All’articolo 60 si legge in effetti che per l’approvazione del bilancio è richiesto “il voto favorevole della maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati al Comune”, mentre per altri provvedimenti è sufficiente “la maggioranza assoluta dei componenti in carica”. Una distinzione che secondo i detrattori basterebbe ad escludere il sindaco dal computo dei consiglieri assegnati inficiando così l’esito del voto sul bilancio di previsione: “Il sindaco – spiega Pasquale Belloni dall’opposizione – non è un consigliere assegnato, dal 1993 il sindaco viene eletto direttamente dalla popolazione e dunque non è da considerarsi un consigliere. Su alcuni temi specifici il nostro regolamento richiede chiaramente che ad esprimersi sia la maggioranza assoluta dei consiglieri, dunque senza contare il sindaco il voto sul bilancio non è valido”. Sul punto è stato chiamato a pronunciarsi il Tar della Lombardia che, in attesa della trattazione collegiale fissata per il 10 settembre, ha respinto l’istanza cautelare, stabilendo in buona sostanza che in attesa del giudizio il voto sul bilancio è da considerarsi valido.

“In quest’ultimo anno e mezzo ci sono stati una serie di soprusi e il voto sul bilancio non è che l’ultimo – ha incalzato Belloni – Un anno fa in seguito ad un problema sulla convocazione di un consiglio comunale hanno cambiato le regole in corso, stabilendo che la notifica è da considerarsi valida una volta che il messo la inserisce nella cassetta della posta. Poi hanno approvato un Pgt alla presenza di consiglieri che avevano parentele entro il quarto grado con cittadini portatori di interessi specifici e adesso approvano il bilancio in palese violazione al regolamento del consiglio”. Dalla maggioranza non arrivano prese di posizione ufficiali. Il vicesindaco Angela Fusar Poli, contattata per una replica, non ha voluto rilasciare dichiarazioni.