“Se non fosse morto, sarebbe ancora in vita”, cantavano le guardie un quarto d’ora dopo la morte del maresciallo Jacques de La Palice. E a lui deve essersi ispirato il Presidente Napolitano nel suo lapalissiano discorso di Ferragosto.

Il Ventaglio conferitogli il mese scorso non è bastato a rinfrescare le tiepide idee del Capo dello Stato, il quale anzi, in risposta agli s-graziati schiamazzi collettivi, ha tirato fuori la cosiddetta coperta corta, quella che siccome non basta per coprire tutto il corpo ognuno la tira dove gli fa piùcomodo.

Così nella nota del Quirinale, che quest’anno sostituisce il pollo coi peperoni, restandoci però altrettanto sullo stomaco, ognuno ci legge quello che gli fa più comodo.

Falchi e colombe, il cui guano inizia a ricordare quello degli stormi su Roma in autunno, intravedono nel passaggio “ad ogni domanda in tal senso, tocca al Presidente della Repubblica far corrispondere un esame obiettivo e rigoroso…” una promessa di grazia vestita secondo lo stile vedo-non vedo, punto forte della seduzione femminile. 

Il definire Berlusconi “leader incontrastato di una formazione politica di innegabile importanza” è il lembo della coperta che copre i piedi di un compiaciuto Cicchitto, il quale addirittura legge tra le righe presidenziali un plauso alla carriera del Cavaliere.

Che al Cavaliere invece sia stato tolto definitivamente il cavallo è l’angolo della coperta che Epifani tira dalla sua, sperando che lo scaldi dai brividi che gli provoca il pensiero della sorte del Pd e in particolar modo quello del Congresso (“di qualsiasi sentenza definitiva, e del conseguente obbligo di applicarla, non può che prendersi atto”, è in questo caso uno dei passaggi preferiti).

Le parole destinate a ribadire la separazione dei poteri – paragonate alle quali persino il canto delle guardie di La Palice assume una sua imprevedibilità – pronunciate dal presidentissimo diventano una prova di saggezza, imparzialità e lungimiranza politica, e costituiscono la parte centrale della coperta sotto la quale trovano riparo le truppe democratiche.

Così, tra la soddisfazione di una Biancofiore e l’appagamento di un Boccia, avendo detto tutto senza dire nulla che già non si sapesse, Napolitano insiste compulsivamente sull’unico concetto che sembra davvero stargli a cuore: le larghe intese.

“Fatale sarebbe invece una crisi del governo faticosamente formatosi da poco più di cento giorni”, è la frase che contiene l’unico concetto chiaro della nota tutta, e che sembra anelare al traguardo baglioniano dei mille giorni (di te e di me o di noi e di voi che siano).

Dunque, nel rinnovato stupore generale, il presidente, con questo discorso, non fa che ribadire per l’ennesima volta, ciò che ripete a mo’ di mantra qualsiasi incertezza gli venga sottoposta: il governo deve andare avanti.

E a Ferragosto pollo coi peperoni.