“Dal momento che ogni mia dichiarazione non è servita finora a fermare le voci su una possibile candidatura, devo ribadire ancora una volta, e nel modo più categorico, che non ho mai preso in considerazione l’ipotesi di impegnarmi in politica”. Marina Berlusconi chiude la porta a una sua discesa in campo per sostituire il padre. “Mi auguro – scrive la primogenita dell’ex premier in una nota – che di questa ulteriore smentita prendano atto anche quanti continuano ad attribuirmi un’intenzione che non ho mai avuto e che non ho”.

Maria Elvira detta Marina Berlusconi, mette insomma la parola fine a quella che sembrava una incoronazione a futura regina del Pdl/Forza Italia (e d’Italia). In realtà ieri dal coro di giubilo si era già levata la bocciatura di Fabrizio Cicchitto. Che promette di avere eco nella futura rinascente Forza Italia. “Di successioni al momento non abbiamo bisogno, perché il leader rimane lui, Silvio”, ha detto a La Stampa l’ex capogruppo alla Camera del Pdl. Cicchitto auspica l’intervento di Giorgio Napolitano, per un atto di clemenza che salvi Re Silvio dalla condanna definitiva a 4 anni di reclusione. Del resto, ricorda il deputato che spicca tra le colombe del partito di Arcore, anche Napolitano “è stato oggetto di un attacco da Palermo (trattativa Stato-mafia, ndr), da cui si è potuto mettere al riparo per le guarentigie di cui giustamente gode il Presidente della Repubblica”.

Quindi, ricordando al Capo dello Stato e agli alleati del Pd della stravagante maggioranza, che per mantenere “in vita questo Governo è tuttora indispensabile proprio Berlusconi”, Cicchitto boccia la successione a Marina come un “errore qualunque di surrogazione di tipo familiare; darebbe una sensazione di ripiego, laddove l’uomo è saldamente in campo. Semmai il problema è un altro: costruire un partito che sia veramente capace di sostenere il suo leader”. Insomma Berlusconi deve rimanere al suo posto. A Cicchitto si uniranno altre colombe. Nel partito, infatti, l’incoronazione di Marina è più un’idea di alcuni che una decisione collegiale né soprattutto necessaria. Già il solitamente riservatissimo (e fedelissimo) Denis Verdini è stato critico: “Il passaggio a Marina? Deve dirlo Berlusconi, ma deve dirlo anche il partito, visto che siamo un partito”.

Mentre l’altrettanto fido Renato Brunetta ha definito l’ipotesi come monarchica, bocciandola decisamente. “Non mi piacciono le dinastie, né quelle monarchiche né quelle repubblicane”. Ma il capogruppo della Camera aveva forse timore che con l’avvento di Marina gli equilibri di potere interni possano cambiare così radicalmente da metterlo in ombra. Come lui molti. Un ex ministro che conosce a fondo Silvio, Arcore, Marina e il partito fotografa in forma anonima la situazione: “Ne parla Giuliano Ferrara e ne parlano i giornali, ma è prematuro affrontare l’argomento nel partito perché l’argomento non esiste”, confida l’oggi senatore del Pdl. “Il problema si affronterà quando Silvio deciderà cosa fare in futuro. Se ci sarà la necessità di individuare un suo successore, uomo o donna che sia, se ne parlerà. E posso garantire che Cicchitto dà voce a una ampia parte di partito che vorrebbe il tema fosse affrontato con maggior collegialità e non limitato allo squittire di qualche presunta amica di Marina”.

Individuare quale tra le presunte amiche squittisce è difficile, considerato che le donne del Pdl sembravano tutte a favore dell’ascesa della Zarina Marina o la “principessa di ferro”, come l’ha ribattezzata la Frankfurter Allgemeine Zeitung. La più entusiasta pareva la pitonessa Daniela Santanchè, che ancora ieri ha ripetuto: “Ora tocca a Marina”. La bionda robotica Laura Ravetto ha invece inserito nel suo personale copione televisivo la frase “Marina è l’erede”. Imitata da Mara Carfagna, seppur con scarsi risultati vista la fuga cui è stata costretta dagli studi del Tg3 incalzata da Bianca Berlinguer. Più distaccata Lara Comi (“sarebbe un’ottima prospettiva”) mentre Michaela Biancofiore si è spinta in un improbabile paragone tra Marina e il sindaco di Firenze concludendo che la primogenita del Cavaliere “è la nostra Matteo Renzi”. Da chi comincia a rottamare nel Pdl? Sicuramente non sarà uno scontro di genere. Almeno non lo è per Cicchitto che confida nell’intervento di Napolitano. E, dice, “se nessuno può farci nulla” per graziare Silvio allora “prepariamoci al peggio”. E il riferimento non è a Marina.

da Il Fatto Quotidiano del 13 agosto 2013. Aggiornato da redazione web