Ieri Arnaldo Forlani, oggi Enrico Letta: l’evoluzione del conigli(ett)o mannaro. Quando Enrico Letta dice “O il governo va avanti o pagherete l’Imu”, la minaccia risiede a ben vedere nella prima parte della frase. Una minaccia si presume inconsapevole, ma che tale rimane. La seconda parte del periodo attiene invece alla macrocategoria politica del ricattino, usata e abusata anche da Mario Monti, soprattutto quando (come Letta) doveva far credere che la ripresa era già cominciata. Magari all’insaputa degli italiani, troppo appesantiti nell’analisi politica da eccessi di realismo – tipo disoccupazione o precariato – per accorgersene.

Enrico Letta non è mai stato intaccato dal carisma. Mai stato giovane, non nell’aspetto. Equilibrista in politica, esistenzialista per forza di cose nel fisico: “faccina gattomortosa da domenicano stanco”, scudiscia Dagospia. Letta trasuda sobria mestizia, che rivendica anche politicamente, per dimostrare di essere uno statista così privo di vizi – al di là di un concertino dei Nomadi ogni tanto per sentirsi un po’ di sinistra – da profondere ogni sforzo nell’opera misericordiosa della salvezza del paese natio.

Geneticamente disabituato allo scatto d’ira poiché intriso di atarassia, Letta è assai temibile – benché visibilmente buffo – quando si inalbera. E ultimamente gli capita spesso. Con il partito, che lo vuole logorare; con Renzi, che lo vuole rosolare. E con Berlusconi, che non è disturbante perché evasore ma per quella sua inaccettabile assenza di educazione nell’accettazione del verdetto. Letta è coniglietto mannaro anche nelle priorità: non importa se si è compiuta qualche nefandezza, ciò che realmente conta è accettarla con misericordia. Berlusconi non infastidisce Letta in quanto pregiudicato, ma perché poco garbato con il sacro Napolitano. Oltretutto è uomo che non mantiene la parola (toh, chi l’avrebbe mai sospettato). È allora che il coniglietto mannaro Letta minaccia: se non lo appoggiano, lui fa pagare l’Imu. A settembre, a novembre. E non minaccia tanto Berlusconi, che neanche se ne accorgerebbe, ma gli italiani. Se è un parlare a suocera perché nuora intenda, la suocera è il Caimano ma le nuore che intendono – e pagano – sono gli elettori.

Maestro dichiarato di Letta è Giulio Andreotti, come da lui rivelato nel dicembre 2005: “Da bambino inizia la mia venerazione nei confronti di una personalità e di un’icona come Andreotti. Era la presenza fissa e mitica nella casa di mio zio. Era una presenza talmente importante e venerata che per me Andreotti neppure andava chiamato ‘presidente’ o ‘senatore’, ma era ‘la presenza’”. Non stupisce neanche l’indulgenza nei confronti dell’alleato delinquente Berlusconi, essendo proprio Andreotti uno dei modelli di legalità per Letta: “È un uomo di Stato che affronta la giustizia anche se questa giustizia è ingiusta nei suoi confronti. Andreotti diventa un modello di come un uomo di Stato affronta il tema della giustizia e dell’ingiustizia. Andreotti è un modello ancora di più in questi ultimi dieci anni rispetto a prima”. Amen.

Ora però che il nervosismo è malcelato, è ancora più chiara la vicinanza con il vero guru di Letta: l’oggi 88enne Forlani. Doroteo e archetipo del coniglio mannaro. Calmo, quieto, garbato. Epperò feroce. Letta, da Forlani, non ha preso appieno la scaltrezza del potente, ma ha fatto sua una delle massime più celebri dell’ex segretario Dc: “Parlo senza dir niente? Potrei farlo per ore”. Frase che, da sola, racchiude buona parte della carriera politica di Letta, nonché l’attività diversamente prodigiosa del suo governo. Letta, di Forlani, cerca di mutuare anche l’ironia. Pur’essa da coniglio mannaro, cioè finto-garbata. Ci prova soprattutto in tivù, ma la battuta efficace non esce quasi mai. Al contrario del delfino di Fanfani. Che, commentando il suo passato da calciatore, mezzala in serie C nella Vis Pesaro, riassunse metaforicamente a Repubblica : “Ero ambidestro, tiravo bene sia col destro che col sinistro. Così una volta giocavo di qua e l’altra di là. Poi mi chiesero di scegliere: mezzala destra o mezzala sinistra. Fu allora che lasciai il calcio”. Centristi si nasce, coniglietti mannari si diventa.

Il Fatto Quotidiano, 13 Agosto 2013