Qualcuno dovrà rinunciare al proposito di mettere a posto le pratiche burocratiche approfittando delle ferie. Qualcun altro rimarrà invece inchiodato a casa, dovendo annullare le ferie a causa della carta d’identità scaduta impossibile da rinnovare.

Succede a Canicattì, cittadina di 35mila abitanti in provincia di Agrigento, dove gli uffici comunali rimarranno chiusi durante tutta la settimana di Ferragosto. Dall’ufficio anagrafe, allo sportello per il rinnovo delle carte d’identità, passando per il settore finanza e riscossione tributi, gli uffici pubblici di Canicattì chiuderanno le porte per un’intera settimana di siesta, ordinata direttamente dal sindaco Vincenzo Corbo. “Previsioni di minor afflusso nel periodo e con la necessità di ridurre le spese di funzionamento degli uffici” è stata la laconica spiegazione fornita dal primo cittadino siciliano che ha ordinato di abbassare le saracinesche degli uffici comunali. Non ci sono soldi, la crisi incalza anche a Canicattì e probabilmente nella settimana di ferragosto in pochi si sarebbero trascinati agli sportelli comunali per sbrigare pratiche, o mettersi in fila per richiedere certificati e stati di famiglia. Tanto vale quindi chiudere tutto e risparmiare su energia elettrica e straordinari, avrà pensato il sindaco, andando probabilmente in ferie pure lui, dato che non è risultato reperibile. Eppure è proprio nella settimana di agosto che si registrano la maggior parte di partenze per le ferie: come partiranno i cittadini canicattinesi, sorpresi dalla chiusura degli uffici comunali proprio quando si sono magari accorti di avere la carta d’identità scaduta?

Un’eventualità alla quale il sindaco sembra non avere pensato, ma che è testimoniata dal disappunto di alcuni suoi concittadini, furibondi dopo aver trovato gli uffici chiusi. Corbo non è nuovo a tagli drastici della spesa pubblica. Un anno fa la Serit, ovvero la società che gestisce la riscossione dei tributi in Sicilia, aveva lasciato Canicattì, dove il Comune non era più disposto a pagare affitto e bollette della sede riservata ai pubblici gabellieri. “Il nostro ente – aveva spiegato Corbo – ha avuto decurtati da parte di Stato e Regione, i trasferimenti in maniera drastica ed in un momento di grave crisi non potevamo accollarci le spese che venivano richieste da Serit per mantenere il servizio attivo”. Ora è stata la volta di una settimana forzata di ferie per tutti gli uffici pubblici. La smania sparagnina di Corbo però è stata di recente beffata dal Governo nazionale: con la riforma varata dall’ex guardasigilli Paola Severino il tribunale di Canicattì è stato infatti soppresso. Sembrerebbe un favore alla spending review formato Canicattì e invece è un vero e proprio guaio per Corbo che adesso si ritrova con un contratto d’affitto per lo stabile dove era attivo il tribunale in scadenza soltanto nel 2017 e a carico delle già magre casse comunali nonostante da settembre rimarrà completamente vuoto.