Silvio Berlusconi come il partigiano Francesco Moranino. Pur di trovare un salvacondotto al Cavaliere il Pdl ricorre a un precedente che ha radici addirittura ai tempi della Resistenza. “Dare per scontato che Berlusconi debba essere dichiarato decaduto per esempio non mi pare il caso – spiega il senatore Lucio Malan –  perché ci sono questioni aperte, a partire dall’indulto. E sulla grazia ci sono precedenti, come quello del deputato Francesco Moranino, che ebbe la grazia. Quello fu un atto politico a tutti gli effetti, e il reato era molto più grave della evasione fiscale”. Moranino fu accusato nel Dopoguerra della strage della “missione Strassera“, orribile capitolo della guerra interna tra formazioni partigiane di diverso colore politico avvenuto nel 1944 a Portula (Vercelli). Nel 1965 ricevette poi la grazia dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Secondo i giudici Moranino aveva partecipato alla fucilazione di 5 partigiani che facevano parte della stessa missione, sospettati di essere in realtà spie nazifasciste, attirati in un’imboscata, e due delle loro compagne uccise.

Dopo le indagini dell’immediato Dopoguerra da parte dei familiari delle vittime la Procura di Torino nel 1955 chiese l’arresto di Moranino, nel frattempo eletto deputato. L’Aula di Montecitorio dette l’ok (per la prima volta nella storia) a un’autorizzazione di questo tipo: il via libera arrivò con il voto di una maggioranza di centrodestra. Moranino fu accusato di omicidio plurimo ed occultamento di cadavere. Moranino fuggì in Cecoslovacchia. La sentenza di condanna all’ergastolo che in primo grado arrivò nel 1956 fu confermata in appello un anno dopo. Resta, per la cronaca il punto di vista dell’Anpi che ancora oggi parla di “intento persecutorio” tanto che il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi commutò la pena in 10 anni di reclusione. Anche dopo la decisione di Gronchi, tuttavia, Moranino si rifiutò di tornare in Italia fino alla grazia ricevuta da Saragat.