Prelibatezze tipiche siciliane cucinate dallo chef Natale Giunta, chiarore garantito dal romantico lume di candela o da un’illuminazione decisamente più naif composta da neon arcobaleno, violoncellisti e suonatori d’arpa a fare da accompagnamento. Non è un resort di lusso e nemmeno un ristorante a cinque stelle, ma addirittura lo storico Tempio di Segesta, che sorge nell’omonima area archeologica a Calatafimi, in provincia di Trapani. Costruito intorno al V secolo avanti Cristo, visitato più volte da Wolfgang Goethe, l’utilizzo dello storico tempio periptero sembra essere radicalmente cambiato dall’epoca in cui fu eretto dagli Elimi, popolazione che già prima dei Greci abitava la Sicilia occidentale. Al Tempio di Segesta, infatti, è oggi possibile organizzare esclusivissime cene.

È l’agenzia israeliana Shavit, specializzata in questo tipo di intrattenimenti, ad occuparsene. Eventi organizzati su commissione, destinati chiaramente ad ospiti importantissimi. E infatti a cenare tra le colonne di Segesta sono già arrivati due gruppi di facoltosi commensali. Alla prima cena hanno preso parte soltanto sei persone, statunitensi arrivati vicino al tempio a bordo di elicottero. I sei statunitensi – tra loro si dice fosse presente anche uno stretto collaboratore di Barack Obama – avrebbero optato per una cena a lume di candela, ed è per questo che lo scorso 20 giugno la classica illuminazione che si accende dentro al Tempio ogni sera è rimasta spenta. Più numerosi e decisamente meno eleganti i partecipanti alla seconda cena: 40 persone che hanno invece optato per un’atmosfera molto più kitsch, luci variopinte, dal fucsia al rosso, dal verde al giallo e la richiesta – per fortuna respinta – di poter sparare nel tempio i fuochi d’artificio. “Così per una sera, il Tempio di Segesta ha indossato i panni di Arlecchino per soddisfare le esigenze cromatiche dei suoi affittuari” dice Valentina Zafarana, deputata regionale del Movimento Cinque Stelle che ha presentato un’interrogazione sullo strano utilizzo al quale viene destinato il monumento negli ultimi mesi. “Il sindaco di Calatafimi Segesta, sollecitato in merito – spiega sempre la deputata – ha affermato di aver saputo per caso dell’accaduto ed ha laconicamente dichiarato che sebbene manchino i soldi per salvare la stagione estiva del Teatro, gli ambienti del Tempio vengano affittati per cene”.

Secondo il direttore del Parco di Segesta, Sergio Aguglia, l’affitto del Tempio alla società israeliana è del tutto lecito, perché rispetta l’articolo 106 dei Codice dei Beni Culturali. “La concessione in uso – recita la norma – è subordinata all’autorizzazione del ministero, rilasciata a condizione che il conferimento garantisca la conservazione e la fruizione pubblica del bene e sia assicurata la compatibilità della destinazione d’uso con il carattere storico-artistico del bene medesimo, con l’autorizzazione possono essere dettate prescrizioni per la migliore conservazione del bene”. La deputata del Movimento di Grillo però la pensa diversamente. “L’affitto per una cena esclusiva – scrive nell’interrogazione all’assessore regionale al Turismo Michela Stancheris – ad un gruppo di turisti facoltosi non è e non può essere in alcun modo considerato un uso compatibile con la destinazione d’uso e con il carattere storico-artistico del bene in questione”. Ma quanto costa affittare il Tempio di Segesta per una sera? In realtà molto meno di quanto ci si aspetterebbe. Bastano 5mila euro è il tempio greco è a disposizione totale dell’affittuario di turno. Una cifra davvero minima, ma che è garantita da una circolare dei Beni Culturali, che fissa proprio quella cifra, come quota massima per l’affitto di un bene architettonico.

“Un episodio del genere – continua Zafarana – offende gravemente il decoro e l’importanza di un sito archeologico di grande importanza, riducendolo a spettatore inerte, mortificato dagli eccentrici capricci di ricchi senza alcun rispetto per l’Arte e la Storia”. Lì dove un tempo venne edificato l’unico tempio greco della Sicilia occidentale, è oggi possibile cenare con amici e commensali, alla modica cifra di cinque mila euro. Con buona pace di Elimi e Greci.

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