E’ in corso un ridisegno complessivo dell’università italiana, un suo drastico ridimensionamento, una sua riduzione a pochi poli di presunta eccellenza con l’abbandono del resto a una mera funzione didattica con una redistribuzione del potere accademico e una riallocazione delle risorse come mai prima s’era vista. Lo strumento attraverso il quale si sta sviluppando questo attacco all’accademia e alla libertà di ricerca è rappresentato dall’agenzia nazionale per la valutazione della ricerca (Anvur).

L’ex-ministro Gelmini l’ha istituita e ne ha anche scelti i membri che a loro volta hanno selezionato, in maniera del tutto opaca, i collaboratori. In pratica, un gruppo di docenti nominati chissà perché dal potere politico, tra cui vi sono anche scienziati di grande prestigio ma inseriti in una situazione senza pari al mondo, deciderà l’allocazione delle poche risorse rimaste al sistema universitario nonché dei futuri reclutamenti in tutta Italia. In alcune aree, quelle in più vicine alla politica come l’economia, si parla già di “pulizia etnica” da parte di qualche commissione nei confronti di studiosi e ricercatori di determinate scuole di pensiero.

Il tutto sta avvenendo in base a dati dubbi, equivoci, minati da parzialità ed errori e ideologicamente caratterizzati. Se si critica il lavoro dell’agenzia, nella migliore tradizione delle menti semplici e settarie che non vanno al di là d’una logica “con me/contro di me”, si è subito additati come i nemici della valutazione, i difensori dello status quo, i fiancheggiatori degli scansafatiche. In realtà, l’Anvur è vittima di un’inadeguatezza tecnica che si rileva ogni giorno più imbarazzante e di un’impostazione ideologica che non ha nulla da invidiare a qualche agenzia sovietica di un passato che continua a ritornare sotto spoglie apparentemente nuove. L’agenzia di valutazione inglese, che può vantare una consolidata esperienza nel settore, si rifiuta categoricamente di fornire classifiche di atenei e di dipartimenti: ci sono basilari ragioni tecniche che sconsigliano di avventurarsi su questo terreno.

L’Anvur ha invece presentato nel suo rapporto sulla “qualità” della ricerca appena pubblicato classifiche di tutti i generi. C’è stata però una “confusione” (casuale?) incredibile tanto che le classifiche di università e dipartimenti consegnate ai media, e dunque note al grande pubblico, si sono rilevate completamente diverse da quelle presenti nel rapporto finale della stessa Anvur. Una situazione imbarazzante e senza precedenti al mondo: ma si può forse negare che sia la sola o la più grande peculiarità di questo paese?

E allora lo scandalo vero del berlusconismo non sono le povere “olgettine” ma la Gelmini al ministero dell’istruzione che ha lasciato un’eredità anti-culturale devastante propagandata da una schiera di pseudo-intellettuali proni al potere che  tessono le lodi delle nefaste conseguenze della riforma Gelmini, a prescindere dai fatti, su tutti i quotidiani nazionali. Possibile che il nuovo ministro Carrozza, che ha la fama di essere una brava ricercatrice, non abbia nulla da dire?