L’equipaggio. Siamo in due. Vecchi amici. Abbastanza amici, e soprattutto abbastanza vecchi (56 e 53); ma non così tanto da non voler partire. Però abbastanza vecchi da doverci sbrigare, altrimenti c’è il rischio che un bel giorno passi la voglia e si entri automaticamente nell’esercito di Quelli che volevano fare il giro del mondo, oh yeah!

Da parecchi anni avevamo in testa di fare un lungo viaggio a bordo della vecchia Renault 4 di Pietro, l’ultimo viaggio prima di mandarla dal rottamatore, che aveva già l’acquolina in bocca. Mettevamo i soldi da parte ma non riuscivamo a decidere dove, e a un certo punto ci siamo accorti che forse era proprio questo che ci frenava: non volevamo sapere dove. Quando si ha una meta, si rischia di sbagliarla. Facciamo il giro del mondo, ci siamo detti, così non sbagliamo. Soddisfatti di questa prima decisione, abbiamo fatto passare alcuni altri anni. Un po’ per arrotondare il budget, e un po’ perché non riuscivamo a mettere assieme il tempo necessario. Per un giro del mondo decente bisogna mettere in preventivo una sospensione del lavoro di alcuni mesi. Che, non volendo attendere la pensione, si ottiene solo andando in aspettativa oppure dando le dimissioni. E’ ciò che abbiamo fatto allo scoccare del 2013. Dopodiché, abbiamo indetto una prima riunione operativa.

La prima riunione operativa. Riuniti a Imperia, presso la Centrale Operativa (casa di Pietro), abbiamo preso in considerazione la formula Round The World Ticket, il bigliettone aereo che a un costo forfettario permette di fare diversi scali a scelta, ma purché nella stessa direzione, senza mai tornare indietro. Il risparmio, sulla carta, è notevole, ma il viaggio in questo modo si trasforma in un tour inchiodato alle sue tappe principali (devono essere almeno sette, o al massimo 15). Abbiamo provato a selezionare le tappe, ma ci siamo arenati.

Se negli anni passati non eravamo stati capaci di scegliere una meta, figuriamoci se ora eravamo capaci di sceglierne sette. Così il RWT è stato bocciato.

La Rabmobile. E’ il nome di battaglia della Renault 4 color verde shetland di Pietro, immatricolata nel 1989, e ancora in gamba, sembrerebbe, se si eccettua qualche chiazza di olio sospetta che a tratti si forma sotto il motore. Visto che tutto era cominciato con lei, ci dispiaceva tagliarla fuori dal progetto. Oltretutto, a forza di rinvii la Rabmobile è ormai a un passo dal toccare i centomila kilometri e tra un anno diventerà auto d’epoca. Da qui, la decisione di sottrarla definitivamente al rottamatore, e di festeggiare l’evento partendo con lei per il giro del mondo, utilizzarla per le prime tappe, ricoverarla in un garage, e tornare a prenderla alla fine del viaggio.

I visti. C’erano comunque dei paesi di cui, pur senza avere la certezza matematica di visitarli, volevamo procurarci il visto d’ingresso. L’India, la Cina, la Birmania, la Corea del Nord, Cuba, eccetera. Nel corso di una seconda riunione presso la Centrale Operativa (casa di Pietro) è però emerso che questi paesi non rilasciano il visto se non in presenza di certezze sulle date e i luoghi di ingresso. In soldoni, vogliono vedere un biglietto aereo di andata e ritorno. Sono tutti fissati con le certezze. Certezze (e biglietti) che noi non potevamo dare. Così si è deciso di rinunciare ai visti preventivi, riservandoci di procurarceli volta per volta, nel corso del viaggio. 

La direzione. Se l’itinerario prenderà forma strada facendo, almeno la direzione doveva essere decisa in precedenza. E’ stata quindi indetta una terza riunione presso la Centrale Operativa (casa di Pietro), per stabilire da che parte andare una volta usciti di casa.

Escludendo il giro del mondo in senso longitudinale, che pure avrebbe avuto un suo fascino, restava quello classico, latitudinale.

Uno esce di casa, e poi? Destra o sinistra? Est o Ovest?

La storia e l’astronomia dicono Est. Vista dall’emisfero boreale, la terra gira sul suo asse in senso antiorario, ossia da Ovest verso Est. E da che giro del mondo è giro del mondo, quella è la direzione per eccellenza, incontro al sole. Da Ovest verso Est si sono mossi Marco Polo, Vasco da Gama, Phileas Fogg e Passepartout, Tony e Maureen Wheeler (i fondatori della Lonely Planet), Levi-Strauss, Margaret Mead…

Nell’altra direzione i precedenti sono più sofferti. Chi si è mosso da Est verso Ovest, per così dire contromano, spesso ha preferito tornare indietro, perfino se si chiamava Cristoforo Colombo o Giovanni Caboto. Oppure, come nel caso di Magellano, ha perso la vita sul più bello, subito dopo avere attraversato il leggendario passaggio tra Oceano Atlantico e Oceano Pacifico.

Però il primo giro del mondo completo fu il suo. E la sua rotta fece storia.

Anche noi il Giro del mondo lo faremo da Est verso Ovest, per più di una ragione. Primo, potremo ricoverare la Rabmobile a Lisbona, dove i garage sono più economici e sicuri di quelli di Mosca. Secondo, volando dall’Europa al Sudamerica meridionale attorno alla metà di settembre, andremo incontro alla primavera, senz’altro preferibile all’autunno russo. Terzo, come tutti sanno il portafoglio è a destra ma il cuore batte a sinistra. Quarto, viaggiando contromano si spera di trovare meno traffico.

Morale. Il 19 agosto verso le 10 del mattino il Giro del Mondo contromano (o controsole, o controcorrente, fate un po’ voi) parte dalla sede della Centrale Operativa, Imperia Oneglia. Si scende un po’ per una collinetta, poi si gira a destra, verso il confine con la Francia.

E poi? E poi si vedrà. Nessuno dei due è un viaggiatore professionista, nessuno dei due ha un passato di giovane marmotta o di boy-scout. Siamo solo due giramondo al debutto. Chi volesse sapere che succede quando si parte davvero con l’obbiettivo di sbucare dall’altra parte, come ce la caveremo, se terremo duro come Phileas Fogg o torneremo precipitosamente sui nostri passi come Ugo Fantozzi, se finiranno i soldi prima del tempo o il tempo prima dei soldi, o tutti e due assieme, dove andremo a parare e chi incontreremo, non ha che da seguire questo blog.

(1-continua)

ND