È con un gioco di parole, “Estiamo al fresco“, che l’associazione Linea Rosa di Ravenna ha scelto di far passare dietro le sbarre del carcere di Forlì le pagine della letteratura. L’ha fatto con un progetto che rende quelle pagine vive, restituendo loro il corpo degli scrittori che le hanno create. L’iniziativa è nata a seguito di una serie di laboratori nella sezione femminile della casa circondariale. Dapprima le detenute hanno imparato i trucchi della sartoria, confezionando abiti per sfilate tenutesi dentro e fuori dal carcere, poi hanno iniziato a catalogare i libri presenti nella struttura, a dar vita a gruppi di lettura e momenti di conversazione su testi e scrittori, insieme alle volontarie di Linea Rosa. In quel momento si è sviluppato un amore per la pagina scritta, che le ha portate a richiedere un incontro con gli autori dei libri letti.

Ce l’hanno fatta le donne del carcere, un po’ più di una decina, a esaudire il loro sogno. Ci sono riuscite durante il periodo estivo, forse il più difficile, in quanto i corsi e le iniziative consueti sono sospesi. Grazie al consenso del direttore Palma Mercurio si sono potute confrontare, assieme a 20 detenuti della sezione maschile, con Eraldo Baldini. Le donne avevano letto i suoi romanzi “Gotico rurale” e “L’uomo nero e la bicicletta blu”.

Durante l’incontro -racconta Alessandra Bagnara presidente di Linea Rosa– “alcune di loro hanno ripreso passi dei libri dello scrittore di Russi (Ra), sottolineando quanto la scrittura le avesse portate a immedesimarsi nella situazione narrata. ‘Ci sembrava di sentire le cicale che cantavano -dicevano- o di mangiare per davvero una fetta di cocomero’”.

“Il fatto che al gruppo di discussione abbiano partecipato sia uomini che donne -prosegue Bagnara- ha rappresentato un’occasione di confronto preziosa che non capita spesso. Molti detenuti scrivono: tengono diari, e inviano lettere cartacee. La scrittura è un metodo catartico dei momenti di tristezza. Un detenuto, esprimendo la difficoltà dei più di tradurre le emozioni in parola scritta ha detto: ‘Ho tutto un mondo che mi gira in testa ma poi fatico ad esprimerlo”. E allora Baldini ha consigliato a tutti di provare a scriverlo in terza persona, servendosi di un soggetto di fantasia”.

Lo scrittore romagnolo ha preferito non rilasciare dichiarazioni perché ritiene di aver compiuto “un gesto semplice, da cittadino comune”. Rispetto va al suo pudore e all’umiltà dei giusti. Ciò che ha detto alle persone incontrate alla casa circondariale emerge sempre dal racconto di Bagnara che ha messo in luce come Baldini si sia raccontato prima di tutto come uomo, ritornando nella memoria a quel giorno in cui, stanco di timbrare il cartellino aziendale, mollò tutto per seguire la sua passione per la scrittura. La storia di un uomo, come tanti, che si è reinventato nel lavoro paziente e artigianale dello scrivere non può essere stata percepita che come una metafora di speranza e positività dagli ascoltatori. Nessuna lezione ex catedra dunque ma un confronto tra esseri umani, orizzontale, che ha permesso a molti detenuti di sentirsi a loro agio, in un’atmosfera empatica che li ha spinti a parlare del proprio vissuto e delle proprie emozioni.

“L’incontro si è tenuto in un clima di apertura e solarità -ha sottolineato Bagnara- tanto che i presenti hanno espresso la loro volontà di continuare con il progetto, per non fossilizzarsi, per tenersi vivi e aumentare la loro cultura”. Per ora è in programma solo un secondo appuntamento, a settembre, con Marco Viroli. Per questa iniziativa, come per la precedente, Linea Rosa conta sulla collaborazione con le donne del Lions club di Forlì-Cesena. E se Baldini ha regalato ai suoi uditori l’evasione mentale di un pomeriggio in compagnia della narrativa, Viroli, noto soprattutto per le sue raccolte poetiche, sposterà l’attenzione degli interlocutori sulla storia: l’autore del libro “Caterina Sforza leonessa di Romagna”, spiegherà loro i segreti della rocca di Ravaldino che un tempo fu dimora di potenti e baluardo difensivo. La stessa rocca oggi è il carcere dove sono rinchiusi, una prigione che grazie alla letteratura li affligge un poco meno.