“Per avere un effetto di cassa, più che sulle pensioni d’oro, che sono molto poche, andrebbe fissata un’asticella per quelle d’argento“. E’ il commento di Enrico Giovannini, ministro del Lavoro, al polverone sollevato dalla classifica sui pensionati più fortunati, che incassano dall’Inps fino a 90mila euro al mese. Il ministro ha poi annunciato in un’intervista all’Avvenire che “a metà settembre sarà pronta una prima proposta sul reddito di inserimento, prevista dal programma di governo, la cui mancanza ha spinto negli anni a creare dei surrogati come le pensioni d’anzianità e la mobilità lunga”.

La pubblicazione dell’elenco delle pensioni d’oro, definite “intoccabili” dallo stesso Giovannini, ha fatto scattare giovedì un attacco bipartisan. La classifica è finita al centro delle polemiche, sia da destra che da sinistra, con proposte di revoca dei maxi-assegni e di applicazione di tetti massimi per correggere quello che viene visto come uno schiaffo alla miseria. Al punto che il sottosegretario al Lavoro, Carlo dell’Aringa, ha ammesso che “prima o poi” il governo dovrà dare una risposta, ma senza incorrere in errori come quello sul contributo di solidarietà, bocciato dalla Corte Costituzionale pochi mesi fa.

Le cifre, tuona Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista, “parlano chiaro: esiste in Italia una pletora di pensioni d’oro che sono una offesa ai milioni di pensionati che devono vivere con pensioni da fame”. Per questo, la proposta di Ferrero è quella di mettere un tetto a 5mila euro, ricavando per questa via miliardi di euro da utilizzare per aumentare le pensioni più basse. In un inedito fronte comune, anche Fratelli d’Italia propone la sua ricetta, basata sempre su un tetto massimo: si tratta, spiega la presidente dei deputati Giorgia Meloni, di una proposta di legge già depositata “per fissare un tetto oltre il quale è necessario ricalcolare le pensioni in essere con il sistema contributivo”. Proposta che incassa subito l’adesione dell’ex ministro Mara Carfagna (Pdl), ma anche quella di Arturo Scotto di Sel.

Molto simile è anche la soluzione ideata da Scelta Civica, che con Giuliano Cazzola propone di “effettuare per i trattamenti in atto, liquidati con il modello retributivo e superiori ad un certo importo (5mila euro), un ricalcolo secondo i criteri del sistema contributivo, operando, se del caso, una ritenuta congrua, per un arco temporale limitato sullo scostamento tra i due differenti importi”. Sarebbe anche il caso, per Scelta Civica, di modificare la rivalutazione dell’assegno in base al costo della vita, facendo scendere dal 75 al 50% o al 30% dell’inflazione l’aliquota sugli importi più alti.