Hai fatto la Scuola di giornalismo di Perugia? Benissimo, Mamma Rai vuole te e solo te e ti verrà a cercare per offrirti l’opportunità che aspettavi. Hai studiato in un’altra delle altre scuole riconosciute dal consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti? Dovrai accontentarti di partecipare al concorso nazionale aperto a tutti il cui bando è atteso per settembre, ma del quale ad oggi non è dato saperne nulla. 

Tra la fine di giugno e l’inizio di luglio la Rai e l’Usigrai hanno raggiunto un accordo per le nuove assunzioni in azienda, basato su tre pilastri: un bando di concorso per stabilizzare i precari e i giornalisti con altri contratti già impiegati in Rai, un altro bando per un concorso pubblico a settembre (almeno così pare) e dulcis in fundo l’assunzione di nuove risorse secondo “prassi aziendale”. A fine luglio la macchina dell’azienda si è messa in moto secondo questa consolidata “prassi” e dalle sedi regionali della Rai sono state effettuate 35 chiamate dirette di ex allievi della Scuola di Perugia.

E gli allievi delle altre scuole? L’irritazione degli esclusi, che hanno creato un profilo Facebook ad hoc emblematicamente chiamato “Come loro”, è montata fino a spingerli a inviare una lettera di protesta indirizzata alla Rai, all’Ordine nazionale dei giornalisti e ai sindacati dei giornalisti: Fnsi e l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai. Nella lettera denunciano che nel testo dell’accordo tra Rai e sindacati “si specifica che […] si provvederà ad assumere nuove risorse secondo ‘prassi aziendale’. Purtroppo abbiamo potuto verificare, ancora una volta, cosa si intenda per prassi”.

“Ho chiamato, subito il segretario dell’Usigrai Di Trapani – ha dichiarato il presidente dell’Ordine Enzo Iacopino – manifestandogli in maniera diretta il mio disappunto e facendogli presente che le regole delle convenzioni con le Università con il riconoscimento del praticantato non consentono le scuole aziendali. Di Trapani mi ha risposto che Perugia è sempre stato canale privilegiato per la Rai. L’ho invitato a rettificare quel comunicato, facendogli presente che ipotizzavo conseguenze che avrei sottoposto all’esecutivo dell’Odg (l’ho fatto il 23 luglio, prima riunione) la situazione. L’esecutivo, all’unanimità, ha considerato il comportamento non conforme al Quadro di indirizzi”. Poi Iacopino ha raccontato di aver incontrato alla cerimonia del Ventaglio il direttore generale della Rai Luigi Gubitosi e anche a lui ha fatto presente “quella che ritenevo una violazione delle norme”. Il presidente dell’Odg si è messo a disposizione per un incontro, ma al 3 agosto ancora non c’è stato un segnale. 

La Scuola di Perugia è direttamente collegata alla Rai oppure no? Se lo fosse decadrebbe la sua convenzione con l’Ordine dei giornalisti; di conseguenza due anni passati lì non varrebbero più come praticantato e dunque gli allievi perderebbero il diritto di sostenere gli esami da professionisti subito dopo i corsi a Perugia. Se non lo fosse, perché la Rai dovrebbe usufruire del bacino di ex allievi chiamandoli direttamente – e dunque senza che sostengano alcun concorso pubblico – ad esclusione e danno degli iscritti ad altre scuole? Il problema è che la Rai finanzia da anni la Scuola di Perugia, una scuola che pur non essendolo nominalmente, rischia di essere nei fatti una scuola aziendale“Perugia è sempre stato canale privilegiato per la Rai”, ha spiegato a Iacopino, Vittorio Di Trapani, segretario dell’Usigrai, come riporta lo stesso presidente dell’Ordine su Facebook. Restano al momento senza una spiegazione gli allievi delle restanti 11 scuole di giornalismo riconosciute dal Consiglio nazionale dell’Ordine diverse da quella di Perugia, nonostante per il quadro di indirizzi siano tutte parificate. 

Nella polemica si è inserito negli ultimi due giorni anche Daniele Cerrato, presidente della Casagit, che con un articolo dal titolo “Rai modello Perugia?” pubblicato sul sito di Articolo 21, si è schierato a difesa della prassi aziendale giustificandola con gli ingenti sovvenzionamenti che viale Mazzini eroga alla scuola di Perugia dove gran parte della formazione è modulata sul giornalismo radiotelevisivo. La replica di Iacopino, accusato da Cerrato di aver usato parole pesanti e persino minacce, non si è fatta attendere e su Facebook scrive: “La sensazione che mi trasmette, anche perché quel che scrive non corrisponde a quel che ho capito fosse il suo pensiero nelle nostre conversazioni dei giorni scorsi, è che sia partita una offensiva Rai tesa a difendere l’indifendibile”. “Posso perfino condividere il suo auspicio – prosegue – che importanti gruppi editoriali investano nella formazione dei futuri giornalisti. Lo condivido, anzi, e lo apprezzo. Ma come la mettiamo con quella robina lì delle regole esistenti. Che cosa vogliamo fare, dopo le lamentate leggi ad personam ne facciamo una, retroattiva, ad aziendam?”. Nel frattempo la pagina facebook di “Come loro” è stata cancellata, probabilmente dopo qualche segnalazione, e i giovani giornalisti hanno subito provveduto a creare un profilo bis per continuare la propria battaglia alla ricerca di trasparenza. Bloccata anche questa.

Donato Notarachille