I commenti ai post di questo blog spesso ci accusano di avere una visione troppo femminile/femminista e di parlare solo dal punto di vista delle donne. Visto il titolo del blog sarebbe assai singolare se fosse il contrario, ma oggi vorrei parlare di un tema che riguarda non solo le donne, non solo gli omosessuali, ma tutta la collettività: la legge sull’omofobia che avrebbe dovuto essere votata in settimana e che slitta a settembre.

E’ vero che un mese non fa la differenza e senza dubbio è vero che ci sono cose più urgenti e immediate da fare sul fronte dell’economia, del lavoro, della crescita, ma è anche vero che sempre ed ovunque diritti sociali e diritti civili vanno di pari passo.

Sì c’è stato un ingorgo di lavori parlamentari, ci sono state 48 ore di ostruzionismo sul decreto cosiddetto ‘del fare’, ci sono state le centinaia di emendamenti presentati su ogni provvedimento che hanno bloccato e stravolto il calendario, ma incolpare esclusivamente l’opposizione di questo rinvio sarebbe ingiusto e lacunoso.

In verità c’è il sospetto che si sia voluto cedere a quanti chiedono “una pausa di riflessione”, che in realtà si protrae da vent’anni quando fu votata la cosiddetta legge Mancino che assicura protezione contro le discriminazioni motivate da condizioni razziali, etniche, nazionali o religiose. Allora l’orientamento sessuale, dopo un lungo dibattito, fu deliberatamente lasciato fuori dalla formulazione.

O peggio si teme che ci si sia voluti piegare alla richiesta di moratoria dei temi etici avanzata giorni fa dal Pdl considerati inutili e divisivi, “evitando – come hanno sostenuto alcuni – i pericoli insiti nel coagularsi di maggioranze di segno diverso”.

In realtà l’area oltranzista cattolica, che non riguarda tutti i cattolici, che allora impedì che il reato di aggressione commesso contro un cittadino o una cittadina perché omosessuale o transessuale fosse equiparato a quelli commessi per motivazioni etniche, razziali, nazionali o religiose, vuole prendersi un altro mese forse sperando in un ulteriore rinvio, nella caduta del governo o addirittura nella fine anticipatissima della legislatura per mettere un macigno sull’intera legge.

Legge che, ricordiamolo, non  prevede la possibilità per le coppie di fatto omo e etero di vedere riconosciute le proprie unioni, né, come afferma una parte del Pdl, il reato di opinione, cosa che sarebbe inammissibile dalla stessa Costituzione. E’ chiaro che chi ritiene che i diritti e le tutele delle persone lgbt non possono essere estesi ad alcuni ambiti di vita, soprattutto in materia di famiglia e di genitorialità, deve poter esprimer il suo pensiero senza che ciò costituisca reato, ma specificarlo nella legge vorrebbe dire inserire una “clausola di salvaguardia” che non è prevista invece per i fenomeni di xenofobia, razzismo, antisemitismo, rischiando di svuotare di contenuto effettivo il senso della riforma.

Che poi questa legge non sia il massimo e che potrebbe essere ulteriormente migliorata è vero, ma spesso il meglio è nemico del bene o del quasi bene. Dobbiamo fare un passo avanti. Certo ne vorremmo due o più certamente, ma è un passo avanti nella giusta direzione. Un atto di civiltà che non appartiene a nessuna parte politica e che avremmo dovuto compiere già da tempo. Basta rinvii.