Ian Tomlinson era un commerciante di 47 anni e morì a causa di un poliziotto. Questo è stato ammesso dagli agenti e ora la Metropolitan Police di Londra – il corpo dell’area metropolitana della capitale – chiede scusa alla famiglia, le offre un risarcimento – il cui ammontare non è stato rivelato – e ammette quindi in pieno le proprie colpe. Tomlinson morì nell’aprile del 2009, durante le proteste contro il G20 che si stava tenendo a Londra. Ma ora le inchieste lo hanno accertato: l’uomo non aveva nulla a che fare con le manifestazioni, semplicemente si era imbattuto in un poliziotto che lo aveva scambiato per un riottoso e che per questo lo aveva manganellato.

Tomlinson quel giorno fu scaraventato a terra vicino alla Banca d’Inghilterra. Morì, secondo l’autopsia, per una emorragia interna partita dal fegato e dovuta al trauma subito. Ferite che lo hanno fatto morire dopo poche ore e che ora la polizia di Londra cerca di rimarginare con delle pubbliche scuse. Inizialmente – in un caso che ricorda le vicende di Stefano Cucchi, di Giuseppe Uva e di Federico Aldrovandi – era stata fatta circolare un’altra versione. Tomlinson aveva un passato da alcolista e così si era iniziato a vociferare che fosse morto proprio per questo, per un infarto causato da anni di eccessi. Ma un video girato da un turista statunitense e diffuso in esclusiva dal Guardian mostrava chiaramente un poliziotto intento a bastonarlo, a strattonarlo e a sbatterlo sul pavimento. Così, proprio grazie alla stampa, si è ora giunti alla svolta. La famiglia si dice grata, “ma le inchieste devono comunque andare avanti”, ha fatto sapere.

La Metropolitan Police ha ammesso di aver usato “una forza eccessiva” e ha chiesto scusa per omicidio colposo (“manslaughter”) .Un portavoce della Met ha detto: “Ci scusiamo senza riserve per un uso eccessivo e illegale della forza da parte dell’agente Simon Harwood. E ci scusiamo per la morte di Tomlinson, per le sofferenze e per lo stress causato alla famiglia. Inoltre, ci scusiamo con la famiglia per quei cattivi commenti fatti alla stampa nelle ore successive alla morte di Tomlinson, commenti che servivano a distrarre l’attenzione dall’inchiesta sul decesso”. La vedova, Julia, ha subito replicato: “Sono stati quattro anni veramente difficili. Al di là dei verdetti ufficiali, queste scuse servono a rendere giustizia a mio marito, ma noi continuiamo sulla nostra strada e andiamo avanti”. La famiglia, infatti, decise di portare avanti una causa civile contro la Met dopo due sentenze contraddittorie. La prima inchiesta, in tre ore, decise che Tomlinson era stato ucciso da un poliziotto. Ma la giuria poi capovolse il verdetto, stabilendo che Harwood non era colpevole della morte del commerciante. La vedova ha aggiunto: “Non capiremo mai la sentenza che ha scagionato Harwood, per noi fu veramente un brutto momento, ma l’ammissione di colpa da parte della polizia è per noi il verdetto finale, che ci porta ancora più vicini a una piena giustizia”.