Certo neppure lo sceneggiatore più incline a costruire situazioni assurde sarebbe arrivato a tanto, a immaginare uno scambio dialettico tra il comico più geniale e divertente e l’uomo politico più iroso e meno spiritoso della vita nazionale. Ma si sa, siamo in Italia e con i tempi che corrono la realtà supera di continuo ogni fantasia e così ci troviamo di fronte alla querelle Benigni-Brunetta.

E allora – assurdo per assurdo – vi dico che Brunetta ha ragione. Almeno su una cosa. Non certo quando sostiene che è meglio non andare all’inferno per evitare di incontrare Benigni che anche lì ammazza Dante con le sue recite. Lungi dall’ammazzare il poeta, Benigni è stato negli ultimi anni un interprete originale, un artefice fondamentale della rinascita della fortuna dantesca, della diffusione della sua poesia come momento di vita civile. La cosa non va giù a molti, non solo a Brunetta, ma anche a vari attori e intellettuali che non stiamo neppure a citare perché con l’invidia è difficile ragionare. E non ha ragione Brunetta neppure quando evoca il luogo comune dei costosi flop danteschi pagati col canone. I costi delle performances di Benigni saranno anche elevati, ma i flop sono pura invenzione, anzi un ribaltamento della storia che ha visto sempre successi di pubblico superiori a ogni attesa, in grado di smentire le varie teorie sul consumo televisivo sostenute da chi, in fondo, ama e diffonde solo la brutta televisione.

Chi, come me, ha seguito e analizzato il percorso dantesco-televisivo di Benigni dalle origini, lungo le sue varie tappe, può fugare ogni pretestuoso dubbio sul suo valore culturale e anche commerciale. Ma veniamo al punto: su una cosa Brunetta ha ragione. Quando dice che le battute di Benigni sulla manifestazione a sostegno di Berlusconi organizzata sotto la sua abitazione non fanno ridere. Chi domenica l’ha seguita in tv, chi ha visto quelle scene di anziani signori in canottiera e di signore smanianti in cerca di telecamera, di bambini di sette/otto anni che innalzavano cartelli di denuncia, di parlamentari nominati dal padrone di casa che si affacciavano dal terrazzo di casa sua e del padrone di casa, vestito con improbabile girocollo sotto il blazer, che proclamava la sua innocenza come fanno quasi tutti i condannati, ebbene chi ha visto quello spettacolo non può non concordare con Brunetta.

Si tratta di una cosa così tristemente comica, così ridicola in ogni suo dettaglio, così al di là di ogni limite, di fronte alla quale nessuna battuta può funzionare. Perfino l’arte comica di Benigni, che è riuscita nell’impresa straordinaria di una lettura originale dei campi di sterminio, che è penetrata magistralmente nel tabù di Auschwitz, si è dovuta fermare davanti a Palazzo Grazioli e arrendere all’insuperabile comicità dei giochi di ruolo che vi si svolgono.