Anche la Consob si sveglia su Rcs. A un anno dalla certificazione dell’andamento disastroso dei conti, il gruppo che pubblica il Corriere della Sera è stato inserito nella grey list della Commissione di vigilanza dei mercati finanziari, entrando a far parte delle sorvegliate speciali dell’Authority. Che, con una richiesta del 27 maggio, ha inserito il titolo della casa editrice nell’elenco delle società obbligate a un’integrazione dell’informativa nelle rendicontazioni periodiche trimestrali. Il bilancio 2012, spiega la Consob, evidenzia “rilevanti incertezze che possono far sorgere dubbi significativi sulla capacità della società di continuare a operare sulla base del presupposto della continuità aziendale” come rilevato dai revisori dei conti.

E così la Commissione ha chiesto a Rcs – che nei giorni scorsi ha fatto sapere di avere perso 125 milioni nella prima metà del 2013 – di riportare nei conti trimestrali, così come nelle altre relazioni finanziarie, la posizione finanziaria netta, le posizioni debitorie scadute e le eventuali iniziative di reazione dei creditori del gruppo oltre a un aggiornamento sulle operazioni in conflitto d’interesse, cioè i rapporti verso parti correlate, allo stato di implementazione del piano industriale ed eventuali scostamenti dei dati consuntivati rispetto a quelli previsti.

La richiesta della Commissione arriva a quasi un anno dalla certificazione del malandato stato di saluto dell’editore che a giugno 2012 aveva realizzato perdite superiori a un terzo del capitale, con il conseguente obbligo di prendere contromisure tempestive pena il rischio di portare i libri in tribunale. La situazione è stata quindi tamponata a luglio con la difficile ricapitalizzazione di luglio che ha visto la Fiat salire in testa all’azionariato dell’editore con un investimento di una novantina di milioni. Paradossalmente, quindi, la misura della Consob  di Giuseppe Vegas, che è comunque più morbida di quanto non avrebbe potuto essere visto che esiste anche una black list che richiede informative mensili, è arrivata  quando la situazione era già migliorata. 

La scelta della mezza misura è stata motivata con il fatto che, essendo in corso un programma di ristrutturazione un aggiornamento mensile non avrebbe potuto dare il polso della situazione. Per far uscire Rcs dalla grey list, dovranno intervenire nuovamente i revisori di Kpmg, modificando il giudizio sulla continuità aziendale ed è dunque immaginabile che il gruppo resterà tra gli osservati speciali almeno fino alla chiusura del bilancio 2013. Impatto della ricapitalizzazione, infatti, è solo relativo. Accanto a Rcs nella lista grigia della Consob ci sono altre nove società quotate come As Roma, Cobra, Fullsix, Kinexia, Mediacontech, Pininfarina, Risanamento, Snai e Stefanel.

Si allunga anche la lista nera delle quotate tenute a una comunicazione rafforzata ogni mese. Quattro i nuovi nomi: Beghelli, entrata direttamente nel gruppo, Aedes, Biancamano e Screen Service, scivolate dall’anticamera della grey list alla black che ora conta 38 società in tutto. In pratica quasi una società su sei delle 243 italiane quotate sull’Mta: dalla ‘A’ di Aedes alla ‘Z’ di Zucchi. Tra i nomi più noti Seat Pagine Gialle, Tiscali, Premafin, Zucchi, Richard Ginori, Prelios, Meridiana Fly, Gabetti. L’obiettivo dichiarato della lista che dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme per gli investitori, sarebbe la trasparenza al mercato, anche se appunto la tempistica lascia un po’ a desiderare e la campana suona spesso quando il disastro era già noto.

Intanto Rcs procede con il piano di dismissioni. Mercoledì è stata perfezionata la cessione del 54,6% di Dada, società di servizi professionali online, a Orascom TMT Investments attraverso la controllata Libero Acquisition. Ai sensi della normativa applicabile, si legge in una nota, Libero Acquisition è ora tenuta a lanciare un’offerta pubblica di acquisto sull’intero capitale di Dada con un prezzo per azione pari a 3,3 euro. Il beneficio finanziario per Rcs derivante dalla transazione è stimato in circa 58 milioni di euro. Via libera, poi, alle trattative in esclusiva con il fondo americano di private equity Blackstone per la vendita della sede della Gazzetta dello Sport in via San Marco a Milano.