Non so per quale strana congiuntura i traslochi cadano spesso quando si è in gravidanza, possibilmente intorno all’ottavo mese, o con bambini piccoli che sgambettano disorientati fra scatoloni e mobili smontati. Preferibilmente d’estate con 30 gradi. Sarà la fase del “nesting” fenomeno studiato e a quanto pare, fisiologico, che in qualche caso si presenta in forma più “grave”.

Il bisogno di fare il nido, preparare il posto per la nuova vita, la nuova famiglia ci accomuna persino a quegli uccellini che trasportano fili di lana trovati chissà dove e li intrecciano con la paglia e le foglie. Però a noi qualche volta la situazione sfugge di mano. Ci ritroviamo con tutto il nostro passato impacchettato, inscatolato, qualche volta alla rinfusa. Lasciamo il posto che ha custodito la nostra vita, o nostri pensieri, i nostri sogni per una nuova casa, una nuova stagione del cammino. Certo, la nuova casa odora di pareti appena intonacate dove tutto, questa volta sì!, sarà al suo posto. Perfetto. Però per ora rimane solo una specie di stordimento, uno scombussolamento che ci spiazza. Ci prende una sensazione di pesantezza, una specie di malinconia che si mescola con la fatica, con il pensiero delle cose ancora da fare. Un sottobosco di ciarpame tra le stanze smontate ci ricorda di quanta paccottiglia inutile ci ricopriamo, ci soffochiamo. A Michele avevano preparato una nuova cameretta, bellissima, perfetta, nella casa perfetta anche lei. Eppure lui, trasportato nella nuova abitazione, ha smesso di parlare. Forse per lui non era così importante che la cameretta fosse fresca di fabbrica, forse gli mancavano le sue vecchie cose, i suoi punti di riferimento. Se c’è qualcosa che insegna alla rondine a trovare proprio il suo nido, da un anno all’altro, dopo voli al di là dei continenti, forse anche per Michele i suoi posti avevano più importanza di quanto potevamo immaginare.

Pensiamo a tutto, perché il comodino si intoni con la testiera del letto e il colore della tenda, ma ci sfugge che siamo delicati, più fragili di quanto immaginiamo. Qualche volta i pensieri, i ricordi ci si impigliano ai posti, perfino agli oggetti anche se non sono nuovi e sfavillanti. L’architetto ci aveva detto anche di che colore dovevano essere le ciabatte per non stonare con l’arredo eppure la rondine sul tetto di fronte aveva qualcosa in più da insegnarci.