“Se il Quirinale non farà un atto di clemenza, Silvio Berlusconi andrà in galera”. L’ultimo atto o ricatto della triste commedia messa in piedi da ambienti del basso impero berlusconiano dopo la sentenza della Corte di Cassazione che ha osato condannare per frode fiscale il povero Caimano ha per protagonista la pitonessa in persona. Daniela Santanchè se ne inventa una al giorno e in alcuni frangenti è più comica del suo fidanzato Alessandro Sallusti. Dopo la porta in faccia ricevuta da Renato Schifani e Renato Brunetta al Quirinale a proposito della grazia a Berlusconi o della possibilità che la Presidenza della Repubblica possa intervenire su una sentenza della Cassazione per modificarle l’esito e la sua applicazione, la signora Santanchè se n’è inventata un’altra: “Credo che sia interesse del presidente della Repubblica ripristinare la democrazia”. E volete sapere in che cosa consisterebbe il ripristino della democrazia? Un qualsiasi provvedimento che adesso viene chiamato genericamente “agibilità politica” che dovrebbe consentire a Silvio Berlusconi di non scontare la pena. “In caso contrario – minaccia la signora Santanchè, prendendosi molto sul serio, Silvio Berlusconi varcherà le porte del carcere. Altro che arresti domiciliari o affidamento ai servizi sociali. Lo mettano in galera, poi vediamo”, urla piccata la pitonessa.

Ma quale ripristino della democrazia? Ma quale agibilità politica? Ma di che cosa stanno parlando gli scherani di Silvio Berlusconi guidati dalla pitonessa che parla e straparla senza argini? Credono davvero che gli italiani siano tutti scemi e pensino davvero che con la regolare sentenza emessa dalla Corte di Cassazione sia stata violata la democrazia soltanto perchè il duce Silvio, (così lo chiamavano alcuni giovani sotto le sue finestre), è stato condannato per ben tre gradi di giudizio? Vabbè la demagogia, vabbè la propaganda, vabbè la malafede ma in quei rari momenti di lucidità che è rimasta nell’entourage berlusconiano, si rendono conto questi signori che stanno chiedendo a Giorgio Napolitano l’impossibile o, cosa peggiore, la violazione delle norme costituzionali? Cosa dovrebbe fare il capo dello Stato? Annullare d’imperio una sentenza definitiva di uno dei tre poteri dello Stato? Imporre al parlamento una revisione della legge Severino, votata dallo stesso Berlusconi che impedisce di candidarsi a chi ha sulle spalle una condanna definitiva superiore ai due anni? Inventarsi un salvacondotto soltanto perchè Silvio Berlusconi si dichiara innocente? Ma quante volte nella sua lunga carriera il Caimano ha detto il falso? Perchè dovremmo credergli ora a fronte di un processo nel quale pubblici ministeri e giudici di ogni grado e provenienza hanno vagliato la sua colpevolezza? Vuole proprio andare in galera per tentare la strada dell’eroe o del prigioniero politico? Si accomodi. Ma nessun ricatto può essere accettato dalla presidenza della Repubblica o dal Pd che governa assieme al Pdl.

L’accettazione di un ricatto di questo genere sarebbe davvero letale per la democrazia italiana già così fragile.