“Noi lo dicevamo da tempo: questa macchina va troppo veloce. Ora si è fermata di botto”. Luigi Monza è il sindaco di Mozzate. Gli piacciono i paragoni e ne ha subito pronto un altro: “Per anni siamo stati la cicala, ci fossimo comportati un po’ da formica ora non saremmo dove siamo”. Perché, dov’è finito questo paese di ottomila abitanti in provincia di Como? Sull’orlo della bancarotta, con un bilancio da 10 milioni di euro e un buco ben oltre i 30. Mozzate come Alessandria, Comune finito in bancarotta lo scorso anno.

Alla fine di maggio Mozzate ha rinnovato la sua amministrazione: il nuovo sindaco è Luigi Monza, a capo della prima giunta di centrosinistra dopo molti anni. Poche settimane fa ha ricevuto una telefonata dalla Corte dei Conti. “La situazione è drammatica” ha detto il presidente della sezione lombarda della Corte, Nicola Mastrapasqua. “Il patrimonio comunale è stato dilapidato senza alcun beneficio per i cittadini”. Un allarme che era già arrivato nel 2007. Inascoltato. Solo che ora le casse sono sempre più vuote e la pazienza dei magistrati contabili pare finita. Le promesse di un impegno immediato hanno scongiurato l’immediata richiesta di dissesto: l’amministrazione ha già annunciato un piano di rientro dal debito. Le procedure di fallimento, però, rimangono un’opzione in qualunque momento. Resta da capire come si sia arrivati fino a questo punto. Il motivo è quello riassunto dal primo cittadino: per troppo tempo Mozzate ha vissuto sopra le proprie possibilità. “È indubbio che siano state fatte delle scelte politiche sbagliate e che qualcuno dovrà risponderne”, spiega Monza.

Di razionale nei conti di Mozzate pare esserci ben poco. Sul suo territorio ospita tre discariche, per buona parte andate esaurite. Nelle casse del Comune negli anni sono piovuti decine di milioni di euro, molti dei quali investiti male. Ora che il rubinetto delle entrate si è chiuso, sono emerse le difficoltà economiche. “Il buco è fatto di debiti delle società partecipate e di garanzie dei soldi prestati, circa 11 milioni”, spiega il sindaco. Mozzate ha otto società partecipate. Una ogni mille abitanti. La più grande è Mozzate Patrimonio che gestisce tutte le proprietà dell’ente e che è piena di debiti. “Non si capisce perché noi dobbiamo avere una società di servizi tutta nostra”, continua il primo cittadino “mentre altri 19 Comuni della zona si sono messi in rete. L’economia di scala qua non si sapeva nemmeno cosa fosse”.

Pensavano di risolvere tutto con la finanza creativa: tempo e risorse sono investiti nel tentativo di creare energia dalle alghe marine. C’è il progetto di costruire una centrale, guarda caso non se ne fa più nulla. Il problema sono i costi di gestione delle società comunali, che poi vanno tenute in piedi, fatte funzionare. C’è la società per le energie alternative: progettano un parco da 4 ettari di pannelli fotovoltaici che non va mai in porto. Finisce, ancora una volta, con la restituzione dei finanziamenti, con gli interessi. E poi ci sono la società di telefonia pubblica o Mozzate Sport. Un guaio tira l’altro: “Il mancato rispetto del patto di stabilità 2011”, confessa il sindaco, “porterà a nuove sanzioni, da scontare nel 2014”.

I creditori, intanto, continuano a bussare alla porta e i beni del comune sono ipotecati. Sono già andate deserte 4 aste per la cessione di demanio: la vecchia scuola e la caserma dei carabinieri, oltre a ville e appartamenti. “Speriamo di non doverle dare via, l’obiettivo è di bloccare la cessione dei nostri beni”. Come uscire dalla crisi allora? “Ora il nostro compito è riportare il Comune ad un gestione normale, chiuderemo alcune partecipate, ne cederemo altre. Ci vorrà tempo, anni per ripianare il debito”. L’amministrazione assicura che tenteranno di non alzare le tasse e di non tagliare i servizi: “Non sarà semplice, ma i cittadini sono incolpevoli e non è giusto che paghino loro. La rabbia è tanta, questa situazione si poteva e si doveva evitare. Ma una cosa la scriva” conclude il sindaco di Mozzate “non chiuderemo i battenti. In qualche modo, assieme, ce la faremo”.