Giulio Cavalli ora si sente più al sicuro fuori dalla Lombardia. Oggi infatti vive a Roma e sembra non aver nessuna nostalgia della sua regione d’origine, territorio che molti oramai definiscono fortemente “ ‘ndranghetizzato”. Lo fa, per esempio, il pentito Luigi Bonaventura che bolla Milano come la seconda capitale della criminalità organizzata calabrese. Lui è anche il collaboratore di giustizia, originario di Crotone e già reggente del clan Vrenna-Bonaventura – tra i più potenti della ‘ndrangheta – e nei giorni scorsi ha rivelato un piano criminale per delegittimare prima e poi uccidere l’attore antimafia, del quale i boss parlano come un vero e proprio “scassaminchia”. Le indagini sull’attentato contro Giulio Cavalli sono state affidare a Giuseppe Pignatone, Procuratore capo di Roma. Sarà lui a mettere al setaccio le dichiarazioni di Bonaventura, che entra nel dettaglio del piano facendo nomi e cognomi e citando i clan De Stefano e Tagano, originari di Reggio Calabria. L’ordine di uccidere Cavalli, però, sembra essere arrivato dalla Lombardia dove da tempo l’attore sollevava uno “scomodo polverone” denunciando la commistione tra criminalità organizzata e livelli politici ed istituzionali dello Stato  di Fabio Abati