Ogni spazio di territorio potenzialmente edificabile che si libera a Torino, viene puntualmente edificato.

Ma se lo spazio che si libera è ampio, puntualmente l’amministrazione prevede non solo nuove residenze, ma anche un nuovo centro commerciale.

Torino è forse il più classico esempio della città gestita dal Pd di oggi. Ossia del tutto uguale ad una città gestita dal Pdl. Nuove case, seppure a fronte di un trend della popolazione residente in diminuzione e a fronte di circa 50.000 alloggi sfitti; ovviamente niente edilizia economico-popolare; cancellazione delle vestigia del passato industriale, quasi che l’amministrazione si vergognasse del passato proletario che ha sempre avuto; nessuna tutela per i boschi in città (argomento che a me preme molto).

Ma tralasciamo la questione alloggi e torniamo ai centri commerciali, che sono un capitolo davvero interessante. Mi sono spesso domandato, ma quanti centri commerciali ci sono qui a Torino? Sono io che ci faccio caso o sono davvero tanti, troppi?

Ecco che ho trovato la risposta su un quotidiano online, datata giugno 2012: “Duecentodieci tra centri commerciali, supermercati e grandi magazzini nella sola città di Torino per poco più di 900.000 abitanti, vale a dire uno ogni 4300 abitanti circa. A Milano ce ne sono 226, ma distribuiti tra più di 1.300.000 abitanti, quindi un rapporto di uno ogni 5800 abitanti; a Roma 594 per più di 2.700.000 abitanti, vale a dire uno ogni 4.600 abitanti circa; a Napoli solo 183 per più di 950.000 abitanti, ossia uno ogni 5.200 abitanti.” Tra i duecentodieci anche il centro commerciale per i ricchi buongustai, inventato dal renziano Farinetti (che si mormora sarà candidato alle prossime regionali): Eataly. E questo senza contare che alle porte della città, talvolta dopo poche centinaia di metri, sorgono i grandi centri commerciali dei comuni dell’hinterland, che comunque servono anche Torino.

I negozi al dettaglio chiudono, gli artigiani non esistono quasi più, i centri commerciali aprono. Persino dentro il Palazzo del Lavoro dell’architetto Nervi, l’amministrazione ha rilasciato un permesso, per il momento bloccato dalla magistratura. Tanto, ormai il Lavoro a Torino latita.

Ecco, questi non-luoghi come li chiamava Marc Augé, questi spazi così anonimi, con lavori così umili ed anche umilianti, che il Pd alimenta così massicciamente sono forse lo specchio della sua anima. Una non-anima.