Silvio Berlusconi ha scatenato il suo esercito di zombie contro la sentenza della Cassazione. Una reazione apocalittica che suona a grave smacco per quanti avevano prestato fede all’ennesima finzione del grande mentitore: la carnevalata dello statista responsabile, pronto perfino ad
affrontare da Silvio Pellico redivivo le “sue prigioni” (per un ipotetico interesse nazionale superiore: figurarsi, il governo delle larghe intese. Ma
pensa te). Difatti siamo subito passati alla trama “B”, ricalcata sul film di John Carpenter del 1981: la “Fuga da New York” (trasformata in evasione dalle patrie galere grazie all’ottenimento/estorsione di un’amnistia) sempre tenendo in ostaggio un Presidente. Nonostante che – nella nostra, di vicenda – Giorgio Napolitano si fosse immediatamente premurato di offrire capri sacrificali, sotto forma di messa in riga punitiva della Giustizia, per placare la furia dell’iomaniaco colpito e affondato dai magistrati.

Ma questo non è bastato. Perciò sono state aperte le gabbie dell’orda infettata dal virus berlusconiano. La moltitudine mostruosa e distruttrice, creata da quella sorta di Umbrella Corporation (perfida multinazionale produttrice di armi chimiche della nota serie cinematografica horror con Milla Jovovich) impersonificata nella vita pubblica italiana dal grande evasore, che ancora una volta viene lasciata aggirarsi tra le stanze del
Palazzo sbranando chi le si para incontro.

Mattanza dimostrativa come promessa di prossime guerre civili.

Uno dei primi a farne le spese è stato il furbino un po’ mollaccione Pippo Civati, imbattutosi nel telegiornale della sera in Mara Carfagna; cerbiatta mutante alla Resident Evil, che appena fiuta la preda spalanca fauci a tripla fila di zanne.

Intanto l’infezione dilaga, mentre avanzano barcollando i morti viventi alimentati dalla Corporazione irresponsabile (criminale, secondo sentenza passata in giudicato), che li utilizza da massa di manovra tenuta sotto controllo con l’erogazione di prebende parlamentari (senza le quali gli zombie tornerebbero nel nulla da cui sono stati tratti fuori): la damazza scesa dalla Provincia Granda per fare la sciura col nome del chirurgo plastico ex marito o l’ex piduista craxiano rimesso all’onore del mondo insieme a un po’ di ex fascisti disponibili a svendersi. Tanto per dire: le Santanché,
i Cicchitto, i Gasparri&Matteoli. Creature dell’abisso su cui hanno prodotto effetti irreversibili i fumi tossici che si spandono nella sfera della comunicazione, aggiungendo mostri concettuali a quelli reali: il Giudiziario che non sarebbe un “Potere” ma un “Ordine” (Montesquieu ha dato segni di irrefrenabile insofferenza ascoltando una tale scempiaggine); la Democrazia in ostaggio dei giudici (solo perché hanno svolto il loro compito: sanzionare un reato riconosciuto tale); E così via.

A questo punto ci si chiede: chi potrebbe assumere il ruolo della guerriera Milla Jovovich che combatte le creature infernali della nostra Resident Evil? Chi può infondere decisione nel compiere svolte che appaiono decisive ai tipi “piede in due scarpe” alla Civati (per non parlare dei più pervicaci collaborazionisti, che solo adesso iniziano a rendersi conto dell’orrore a cui sinora hanno fornito avvalli e dei pericoli mortali incombenti su loro stessi), se non il terzo soggetto presente in Parlamento? Ossia i portatori di anticorpi che immunizzano dalle “infette intese”.

Visto che l’intellettuale a due teste che produce il pensiero collettivo del M5S ama l’iconografia cinematografica godbuster, dovrebbe riflettere attentamente sulla ulteriore praticabilità/opportunità della propria strategia alla Zardoz (il film di fantascienza 1973 con Sean Connery, in cui “gli eletti” si ritirano in un mondo isolato), visto che l’epidemia zombizzante – dilagando – sta mettendo a repentaglio non solo la politica ma la
stessa società nazionale.

Le docce scozzesi dei tweet che annunciano e subito dopo smentiscono un cambio di atteggiamento dei grillini rispetto alle accelerazioni dell’attuale epidemia mortale senza confini, possono essere interpretate come una fase di riflessione in corso; che va rispettata, ma non può andare troppo per le lunghe: la lotta finale che si sta profilando purtroppo rende pericolosamente dilatori – quindi inutili – gli schematismi astratti e le pregiudizialità puntigliose.