Riforma della giustizia o muerte! Echeggia la frase rivoluzionaria, prontamente raccolta in pochi secondi dall’innominabile. Il direttore d’orchestra occheggia la bacchetta e i fiati rispondono quasi all’unisono. In ogni caso è già pronta nel cassetto la “grazia. Grazie alla grazia la banda dei piduisti ringrazierà e seguiterà ad organizzarsi le regole del gioco, stravolgendole a proprio uso e consumo, oramai anche alla luce del sole. Come han già fatto in parte in questo ventennio. Ma ora un pochino di più. D’altronde sono o no le “larghe intese”? quelle non solo legittimate ma legittimatissime dall’innominabile vibrante?

Dopo avere udito 9 minuti di spudorate menzogne (statista, rivoluzione liberale, ingratitudine, perseguitato! Ahahah) e dopo aver udito il delirio di un Partito De-democratico fondato su di un leader (non il proprio in quanto è ancora wanted ma di quello avversario, probabilmente unico caso al mondo) i definitivi conati di vomito prendono il sopravvento. Al pari del senso di totale smarrimento che impongono domande esistenziali: chi sono-in quale Paese sono nato-da chi sono circondato-in quale secolo sono nato etc.?

Per due anni in questo blog ho evidenziato come la riforma della giustizia fosse una priorità assoluta di questo Paese, per rifondarlo sui diritti. Ma avendo bisogno noi di una riforma che ponesse al centro la piena tutela dei diritti, organizzando una giustizia indipendente, efficiente, celere, accessibile, fruibile; con magistrati responsabili e preparati, dediti solo alla giustizia (e non agli arbitrati, alla politica, all’università etc.); con avvocati responsabili, seri, motivati e preparati (con Ordini seri); con un apparato amministrativo all’altezza; con regole processuali snelle  e con un vero processo telematico; con una giurisprudenza poco domestica e creativa (che sfocia sovente nell’arbitrio); con un sistema legislativo fondato su poche leggi ma chiare (oggi è esattamente l’opposto). Ma soprattutto con un potere giudiziario autonomo dal potere esecutivo. Perché questo non può che rimanere uno dei principi fondamentali della nostra democrazia. La separazione dei poteri e l’equilibrio tra gli stessi  – garantiti da un arbitro super partes e non come accaduto da noi, da un arbitro che si infila i braghettoni e inizia a giocare, peraltro ammiccando tutti i giocatori – è l’architrave del nostro sistema democratico. Sistema delicato espresso dalla carta costituzionale. La cui carta può essere sì rivista (nulla è intoccabile) ma solo da una classe politica pienamente legittimata e ad altissimo tasso morale. Non certo da una spudorata armata brancaleone di cialtroni e disonesti.

Invece nella cristalleria della nostra democrazia oggi si muovono pachidermi mostruosi, indecenti e ignobili. Che andrebbero spazzati via dallo sdegno perpetuo e inamovibile di una folla di milioni di italiani (s)mossi da un tumulto di coscienza, proni a presidiare le piazze del potere per giorni e settimane, sino alla fuga dei manigoldi. Oppure, basterebbe solo se tali milioni fossero smossi dall’amore per i propri figli.

Ma l’uomo di Arcore oggi invoca, con un’abile strategia di marketing (o marchetting, a seconda della prospettiva), la riforma della giustizia. Ad personam ovviamente. Pretende egli una riforma che assoggetti la giustizia al controllo dell’esecutivo, con un esecutivo nelle mani di un presidente dotato di pieni poteri (la c.d. repubblica presidenziale con la supercazzola, all’italiana), con un sistema legislativo che ignori ogni sorta di reato a lui noto. Ovviamente, non ultimo, con la sua piena incoronazione di Cesare.

Benvenuti nel fantastico mondo di Arcoland, la terra in cui tutto è possibile. Dove i magistrati volano (nel senso che vengono defenestrati se scomodi), dove la Banda Bassotti fa la parte del buono, dove lo zio Paperone è munifico, sorridente, immortale e soprattutto intoccabile. Dove lo zio è circondato da tutti i nipotini compiacenti, altrettanto complici.

Svegliamoci da questo orrendo e interminabile sogno e spazziamo via tutti i brutti incubi. Informiamo gli stolti, i sordi, i ciechi, scuotiamoli, convertiamoli alla giustezza. Il passaggio da inermi a vermi è subdolo ed immediato. Soprattutto letale.