Oggi ho sentito alla radio i Milk Carton Kids: un duo – voci e chitarre – perfetta replica di Simon e Garfunkel. I Rolling Stones si sono esibiti poco tempo fa in un memorabile concerto a Londra, in Hyde Park. E lo stesso ha fatto, a Verona, Paul McCartney. Per non parlare di Roger Waters e della sua trionfale tournée.

Nella musica che gira oggi nell’aria e nel web ci sono molti anni Sessanta e Settanta, gli stessi raccontati, anche attraverso le hits dell’epoca, in un delizioso romanzo appena uscito per Jaca Book, C’erano anche i cani, di Francesca Caminoli, che non a caso si apre con un distico di Leonard Cohen.

In realtà si tratta di sei racconti legati fra loro dalla protagonista, Maria, e dai cani che scandiscono il suo passaggio dall’infanzia all’adolescenza alla vita adulta. Un percorso personale intrecciato non tanto agli eventi, spesso straordinari, di quegli anni, quanto alla cultura che li ha permeati.

Caminoli ci aveva abituato a storie forti, sulle quali incombeva la guerra, fosse quella dei Balcani o l’ultimo conflitto mondiale (Il giorno di Bajram, La guerra di Boubacar), l’immigrazione (La neve di Ahmed), la morte (Viaggio in requiem). Questa volta si concede un’inaspettata leggerezza e si racconta – il libro è dichiaratamente autobiografico – con ironia, senza però mai perdere il forte senso etico che ha connotato le sue scelte di vita.

Ecco allora l’età innocente di Maria bambina, che con i suoi fratelli gioca ad ammaestrare Divo, il primo cane della sua vita, almeno quella letteraria. L’adolescenza le porta in don Baldo e i primi fremiti d’amore, mentre il suo orizzonte si allarga su quel che succede oltre la Manica grazie a due ragazzini inglesi che portano in Italia musica e indumenti allora sconosciuti. La prima giovinezza le fa incontrare Zanna Bianca, i Beach Boys e le trasgressioni dai diktat sociali e familiari.

Ciclone, Grigia, Bella e Pongo sono gli altri amici a quattro zampe che l’accompagnano, insieme ai Beatles e a De André, i Rolling e Ivan Della Mea, i Pink Floyd e i canti partigiani attraverso il suo viaggio fra movimenti e femminismo, lavoro, amori e figli.

Un viaggio personale e politico (come si diceva allora) illustrato da immagini vivide e commoventi, amare e divertenti di un’epoca che la televisione ci riconsegna inesorabilmente in bianco e nero, come i filmati d’epoca, ma che escono brillantemente a colori dalle pagine di questo libro, dove non c’è traccia di nostalgia, ma voglia di “ridere, piangere e capire” (dalla citazione di un intervento di Adriano Sofri, in apertura del romanzo).