La trattativa è fallita. La Thyssenkrupp non è arretrata di un passo e per Berco si apre lo scenario più temuto dai lavoratori. Ora partiranno le lettere di licenziamento per oltre 600 operai, dei quali più di 400 dello stabilimento di Copparo, nel ferrarese.

La notizia è arrivata nella notte, attorno alle 2.30, dopo che istituzioni, sindacati e ministero del lavoro hanno tentato per ore di raggiungere un compromesso, che all’ultimo ha visto anche la proposta di rinegoziare il salario aziendale, con l’ad Lucia Morselli. Raggiunta al telefono all’uscita di via Fornovo, a Roma, sede del ministero, la presidente della Provincia di Ferrara Marcella Zappaterra è telegrafica: “non ce l’abbiamo fatta. Nonostante gli sforzi per trovare un accordo, nonostante estenuanti nottate di discussione l’azienda ha rotto. Forse l’accordo non l’ha mai voluto”.

Da Roma la notizia è rimbalzata in pochi minuti in via Primo Maggio, a Copparo, dove da mercoledì scorso centinaia di operai stanno presidiando i cancelli della fabbrica giorno e notte. Dopo le conseguenti assemblee delle rsu, i lavoratori hanno deciso di proseguire a oltranza la mobilitazione con un presidio permanente, minacciando di impugnare legalmente i licenziamenti. E potrebbe essere anche una causa collettiva, o per gruppi di lavoratori.

Già nei giorni scorsi, quasi un atto di preveggenza, i sindacati hanno contattato alcuni studi legali per valutare l’impugnabilità dei licenziamenti, che potrebbero creare problemi all’azienda. “La chiusura della procedura di mobilità unilaterale – specifica il segretario della Fiom, Mario Nardini – significa che l’azienda dovrà scegliere chi licenziare e cercare di farlo restando entro i termini stabiliti dalla legge. È facilissimo fare sbagli. Questo per loro significherà comunque inserire a bilancio il ‘rischio legale’, legato alla perdita delle cause e al reintegro dei lavoratori su disposizione del giudice, oltre al loro risarcimento”. Quanto alla mobilitazione a oltranza, i sindacati non parlano di “occupazione” dello stabilimento, bensì di “assemblea permanente”, che “potrebbe anche spostare la propria visione del mondo dall’esterno all’interno”, sempre comunque “nel pieno rispetto di cose e persone”. Per il momento, tuttavia, sarà solo presidio, poi si vedrà.

Di fatto, già ora dall’azienda non esce più nulla e ci sono 200 milioni di euro di materiali fermi in magazzino, con il rischio per l’azienda di vedere clienti recedere dai contratti senza dover pagare penali: “in tutto questo la responsabilità è della Thyssen, che ha impostato la trattativa sul metodo ‘o tutto o niente’. Il mancato accordo anche per la Berco porta a tutta una serie di incertezza che potevano essere evitate”. “Da parte nostra – continua Nardini – eravamo disposti a rinunciare, non è vero che siamo rimasti fermi sulle nostre posizioni. Pdr, cottimo e con cottimo: solo questi valgono 8 milioni di euro”.