Una piccola ‘chinatown’ del tessile nel cuore della tranquilla città di Ferrara. All’esterno del capannone in via Veneziani, vicino ai padiglioni della zona fiere, tutto lasciava intendere che si trattasse di una normale attività commerciale. Anche le tante videocamere installate in ogni angolo dello stabile potevano giustificarsi con un eccesso di prudenza da parte dell’imprenditore. E invece all’interno c’era un vero e proprio quartiere tessile organizzato per funzionare 24 ore su 24. Con tanto di cucina, bagno (anche se le condizioni igienico-sanitarie erano bel lontane dalla norma), 30 posti letto e le batterie di postazioni lavoro: 40 banchi occupati da altrettanti macchinari.

È quanto scoperto grazie a un blitz notturno dalla guardia di finanza estense, che ha perquisito il capannone che conteneva due laboratori. Al termine dell’operazione sono stati individuati dodici operai di nazionalità cinese in nero, due dei quali non in regola con il permesso di soggiorno. Le fiamme gialle e gli ispettori del lavoro li hanno sorpresi mentre erano chini sulle proprie postazioni, intenti a confezionare abiti per una azienda bolognese. All’esterno del laboratorio era parcheggiato un camion nel quale erano stati già caricati circa 500 capi di abbigliamento pronti per la consegna.

Nel laboratorio, a quanto risulta dal comando dei finanzieri, operano da pochi mesi due imprese, formalmente intestate a due cittadini cinesi, assenti nel corso del controllo e ritenuti dagli inquirenti solo meri prestanome. Uno figura come cameriere in un ristorante di Ferrara, l’altra è stata una dipendente di un laboratorio di confezioni del Veneto. Il vero titolare è un’altra persona, anch’egli di nazionalità cinese, con precedenti specifici per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento di lavoratori irregolari. Ora sono al vaglio della magistratura le posizioni dei responsabili dei laboratori.

Altro particolare di rilievo: all’interno è stato rinvenuto un elettromagnete applicato all’unico contatore presente nel laboratorio che ha consentito di risparmiare sulla bolletta oltre il 95% dell’energia elettrica consumata, per diverse decine di migliaia di euro. Su questo fatto la procura sta vagliando anche l’ipotesi di reato di truffa aggravata ai danni dello Stato.