Ogni anno, con l’avvicinarsi del 2 agosto, i lettori di giornali sono costretti a sorbirsi le solite polemiche sulla vicenda giudiziaria e/o sulla presenza-assenza di rappresentanti del governo. Nasce anche dalla consapevolezza di questa fastidiosissima consuetudine l’idea dell’associazione Piantiamolamemoria: proporre ai cittadini di concentrare, almeno per un giorno, la propria attenzione sulle vittime della strage. Sulle loro esistenze, cancellate in un attimo. Oltre che, inevitabilmente, sulla fatica di vivere dei sopravvissuti.

Ottantacinque “cartelli stradali” per altrettante persone, i cui nomi sono in gran parte pressoché sconosciuti. Oltre all’ingiustizia di non conoscere ancora i nomi dei mandanti, da 33 anni i familiari di quelle vittime sono costretti a subire anche la violenza di un paradosso: le biografie, le facce e le opinioni di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti – oggi liberi cittadini, nonostante le loro impressionanti carriere criminali – sono straconosciute. Mentre le vite spezzate di quelle 85 persone rischiano l’oltraggio di un oblio che più crudele non potrebbe essere.

Ecco il perché dell’appello lanciato nei giorni scorsi ai nostri concittadini. Venerdì mattina, alle 8.30, troviamoci nei pressi dell’ingresso di Sala Borsa, accanto ai sacrari che ricordano le vittime della “violenza fascista”: i caduti nella lotta di Liberazione e quelli sterminati il 2 agosto 1980 da 25 chili di esplosivo militare. A ciascuno sarà affidato un cartello con il nome di una via. Dopo ci posizioneremo, a mo’ di staffetta, ai vari incroci di via Indipendenza, fino a radunarci nei pressi dell’aiuola in Piazza medaglie d’oro.

Chi scrive ha scelto di adottare la vita di Manuela Gallon, una bambina di 11 anni che aveva appena superato l’esame di quinta elementare e che, a settembre del 1980, avrebbe iniziato la prima media. Oggi avrebbe 44 anni. Manuela abitava con i genitori alla Barca, al numero 14 di via Quirino di Marzio (professore di clinica oculistica dell’Università di Bologna, 1883-1954). Quella mattina era in stazione insieme al papà Giorgio, saldatore delle Ferrovie, e alla mamma Natalia Agostini, operaia alla Ducati. Manuela doveva infatti prendere un treno per Dobbiaco, dove avrebbe trascorso le vacanze presso una colonia estiva. Alle 10.25 Manuela e Natalia si trovavano nei pressi del sottopassaggio. Stavano aspettando Giorgio, che si era allontanato un attimo per comprare le sigarette. Lui rimase ferito (nell’anima ancor più che nel corpo), colpito con violenza alla schiena dall’esplosione della bomba. Sua figlia morì quel giorno. La moglie, ricoverata in condizioni gravissime all’ospedale Bellaria, spirò pochi giorni dopo, mentre si stava celebrando il funerale della figlia. Aveva quarant’anni. “Di Manuela rimase un cuscino della 5^B, la sua classe. I compagni di scuola vollero ricordarla così, per sempre”.

Giovedì 1 agosto alle ore 10.00 nel parco di Villa Torchi, a Corticella, si terrà la consueta commemorazione dei 7 bambini morti nella strage, presso il monumento a loro dedicato. Il giorno dopo la prima strada ad essere “ribattezzata” sarà Via Indipendenza, che si trasforemerà in “Via Angela Fresu”, la più giovane tra le vittime (aveva 3 anni). Chiunque intenda partecipare alla manifestazione del 2 agosto, può scegliere quale vittima adottare: inviate la vostra adesione e un vostro pensiero a piantiamolamemoria@gmail.com.

Ricordare significa ricondurre al cuore. Perché il cuore era considerato l’organo della memoria. Cartesio pensava che le tracce lasciate dalle idee passano, attraverso le arterie, nel cuore e da là s’irraggiano in tutto il sangue per imprimersi poi nella parte interiore del cervello. Così non è. Ciò nonostante ricordare è un esercizio non solo “mentale”: chiama in causa le emozioni. E, con esse, coinvolge il corpo.

Forse tenere in mano un cartello con scritto “Via Manuela Gallon” o “Via Sergio Secci” può essere un modo di farsi carico di una responsabilità collettiva: prendersi cura del presente, del passato e del futuro. Per il bene di tutti. Perché, quando tutta la verità sulla strage sarà resa nota, l’oblio ricada sui carnefici. Mai sulle vittime.