La mobilitazione parte dal web e nel giro di una manciata di giorni, senza che ancora fosse rilanciata pubblicamente, è arrivata a sfiorare le 4mila firme. È la petizione per introdurre nell’ordinamento italiano il reato di depistaggio che l’Unione dei familiari delle vittime per stragi lancia attraverso il sito Change.org annunciandola alla vigilia del 33esimo anniversario della bomba alla stazione di Bologna.

Già alla fine dello scorso marzo Paolo Bolognesi, il presidente dell’Associazione vittime della strage del 2 agosto 1980 e dell’Unione, oltre che deputato eletto come indipendente nelle liste del Pd, aveva presentato una proposta di legge su questo tema insieme ai colleghi Andrea De Maria e Carlo Galli. Nello specifico, quel testo – ora ripreso in rete – prevede la creazione di un nuovo articolo nel codice penale, il 372 bis. E se fosse approvato, andrebbe ad affiancare il già esistente 372 che si applica a chi, “deponendo come testimone innanzi all’autorità giudiziaria, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte”. È il delitto di falsa testimonianza, per il quale oggi non è prevista un’aggravante specifica se a commetterlo è un pubblico ufficiale. 

Ed è qui che si chiede di intervenire prevedendo una fattispecie specifica di reato. Inoltre, il depistaggio si configurerebbe se le condotte illecite si verificassero nell’ambito di indagini per eversione, stragi e traffico di armi, materiale nucleare, chimico e biologico. Dunque, se alla magistratura che lavora a inchieste del genere dovessero essere fornite da parte di operatori della giustizia informazioni false o parziali, la pena prevista andrebbe da 6 a 10 anni di reclusione mentre ora, per la falsa testimonianza, ne sono previsti da 2 a 6. Lo stesso accadrebbe nel caso di documenti sottratti, alterati o fatti sparire. 

Adesso, per dare maggior vigore alla proposta, arriva il sostegno della rete. A chiederlo è appunto l’Unione vittime delle stragi, nata il 6 aprile 1983 e che all’inizio comprendeva i familiari di piazza Fontana a Milano (12 dicembre 1969), piazza della Loggia a Brescia (24 maggio 1974) e dell’Italicus di San Benedetto Val di Sambro (4 agosto 1974), oltre che della stazione di Bologna. In seguito si sono aggiunti quelli del Rapido 904 (la strage di Natale avvenuta sempre nei pressi di San Benedetto il 23 dicembre 1984) e di via dei Georgofili (Firenze, 27 maggio 1993). 

Nell’appello pubblicato su Change.org e rivolto a Pietro Grasso, presidente del Senato, e a Laura Boldrini, presidente della Camera dei deputati (quest’ultima sarà a Bologna per il 33esimo anniversario), si legge che “nonostante la storia d’Italia sia stata insanguinata da numerose stragi, a oggi non esiste il reato di depistaggio per colpire quei poteri che hanno fatto e fanno delle omissioni, dell’occultamento, della distruzione di prove uno strumento chiave per nascondere la verità. È noto che molte delle inchieste hanno subìto rallentamenti, quando non veri e propri arresti, a causa della mancata collaborazione di pubblici ufficiali. Dalla strage di piazza Fontana in poi, le omissioni, le bugie e la distruzione di documenti hanno impedito che si potesse giungere alla scoperta dei responsabili materiali e morali degli attentati che hanno devastato il Paese fino al 1993”. 

Dunque la richiesta a Grasso e Boldrini è che “venga calendarizzata il prima possibile la votazione di questa proposta di legge in parlamento”. Proposta che non viene presentata per la prima volta. Era già accaduto nel corso della 13esima legislatura quando il 7 dicembre 2000 i deputati Valter Bielli, Antonio Attili, Michele Cappella, Raffaello Vignali, Francesco Aloisio, Roberto Sciacca e Piero Ruzzante avevano depositato un testo analogo. Ai tempi era in discussione la riforma dei servizi segreti e del segreto di Stato, giunta solo nel 2007, ma la fine della legislatura e il voto politico del 13 maggio 2001 avevano impedito che la proposta passasse alla discussione dell’aula.