Di fronte a qualcosa che è più grande di noi, più forte delle nostre forze o delle nostre capacità di intervento, ci sentiamo scusati se compiamo qualcosa che sappiamo essere sbagliato o  riprovevole. Affermiamo: “ Non potevamo fare diversamente! Non c’erano alternative praticabili, siamo stati costretti!”

Abbiamo picchiato qualcuno? Ci autoassolviamo in questo modo: “Lui ci è venuto addosso, non potevo allontanarmi, non c’erano alternative!”

Abbiamo tradito il nostro partner? Sappiamo che è sbagliato ma ci scusiamo dicendo: “Erano anni che non andavamo d’accordo, lui o lei sono divenuti insopportabili.”

Abbiamo evaso le tasse? Prontamente affermiamo: “Lo stato è troppo esoso, non si possono pagare tutte!”

Abbiamo pagato una tangente? “Non c’erano alternative in quel momento, se non lo avessi fatto io lo avrebbe fatto qualcun altro. Così va il mondo!”

Quando durante un trattamento psicoanalitico si esaminano a fondo questi comportamenti emerge che, spesso, prima di raggiungere la situazione critica si sono succedute tutta una serie di situazioni preliminari in cui potevamo scegliere. In tutti questi momenti, che hanno preceduto la situazione che abbiamo definito come stato di necessità, si poteva imboccare un’altra direzione. Una parte inconscia di noi sapeva perfettamente che proseguendo in quel modo saremmo arrivati a un punto critico in cui la scelta sarebbe stata quasi obbligata. Spesso emerge che un diavoletto interiore aveva agito come un bravo giocatore di scacchi per portarci alla situazione critica in cui “non esistevano alternative valide”.

Le pulsioni aggressive, infingarde, erotiche o avide erano così forti da indurre una serie di comportamenti preliminari che inevitabilmente hanno portato alla situazione in cui, per necessità, abbiamo dato sfogo a questi bisogni profondi.

Se avessimo evitato di parlare male di quel tizio, di avvicinarlo, di andare il quel posto forse non ci saremmo trovati nella situazione critica in cui lui ci ha aggredito.

Se con la moglie o il marito fossimo stati gentili e premurosi negli anni non saremmo arrivati alla situazione conflittuale.

Tutto questo ragionamento preliminare, riferito alla psicologia individuale, mi fa porre alcuni interrogativi rispetto alle ultime vicende politiche. Vorrei porre questi dubbi ai lettori.

Abbiamo assistito a un presidente della Repubblica che, suo malgrado, ha dovuto accettare un secondo mandato. E’ possibile che abbia lavorato nel primo settennato, infantilizzando le formazioni politiche, per rendersi indispensabile come figura paterna?

Due formazioni politiche antitetiche ora devono governare assieme. Forse si potevano attuare negli anni provvedimenti alternativi per evitare questa necessità?

Il capo politico, che aveva ritagliato per sé il ruolo di megafono, deve intervenire pesantemente nelle decisioni operative comportandosi come un ducetto. Siamo sicuri che non abbia appositamente distrutto ogni astro nascente del movimento per continuare a “dover” comandare?

La domanda più inquietante è però questa: rimandare tutti i problemi, legge elettorale, riforme economiche vere e non semplicemente palliative, è forse un modo per trovarsi fra uno o due anni nella necessità di fare, nell’emergenza, una nuova legge elettorale schifosa o riforme economiche inique e draconiane?