La battaglia sacrosanta per la difesa di Xm24 di Bologna, anche se ora pare che lo spazio autogestito non sia più in pericolo, ci ricorda che un centro sociale non è solo un luogo di aggregazione generica dove bere la cedrata con gli amici -cosa che lo tutelerebbe già così come baluardo contro il degradarsi della socialità faccia a faccia e della crescita cognitiva e sociale del singolo e dunque della collettività- ma è un luogo dove si trova la possibilità di usufruire di un’alternativa alle logiche necessariamente asservite al modello economico attuale, sia esso il mercato che settimanalmente ospita, sia la ciclofficina, i progetti sugli orti urbani, il centro migranti e tutte le attività che fanno di Xm24, TPO e in generale dei centri sociali un luogo di differenziazione culturale. Questo è ciò che avviene assieme ai numerosissimi concerti, ai corsi di danza e attività sportive all’interno dell’edificio di Xm24.

La battaglia si è condotta, e si condurrà, su due livelli necessariamente vincolati ma mai come questa volta trattati -giustamente- separati. Perchè assieme alle battaglie per la tutela di ciò che abbiamo dalla terra come il no agli OGM e le battaglie per la tutela del paesaggio come NO TAV, ci stiamo addentrando sempre di più nelle città: prima la difesa di Gezi e di un parco al centro di una metropoli con gli scontri di Taksim e poi in tutta la Turchia, ora un ex mercato dipinto da un artista di fama internazionale come Blu e circondato dall’avanzata del rinnovamento a tutti i costi, dalla nuova sede del Comune con le sue vetrate e la filiale della Coop, dalla Trilogia del navile che offrirà case costosissime e probabilmente disabitate per anni, dalla nuova stazione alta velocità inaugurata in fretta e furia in via Carracci con ancora il cantiere aperto sulla strada.

Ci siamo asserragliati attorno ad un cubo di cemento come l’xm che diventa il simbolo di una resistenza né malinconica né ottusa a ciò che i piani regolatori, gli urbanisti e gli architetti del comune non vedono ma che è sempre più necessario difendere: il patrimonio culturale dell’adesso. Il paesaggio urbano non è più concepibile come elemento in mani ai desideri delle amministrazioni comunali, diventa un elemento culturale e antropologico della città stessa e come tale subisce gli spostamenti delle persone, le loro attività, le loro preferenze e con queste si modella. Non è più pensabile una politica di taglia, sposta e cuci, gli elementi in campo hanno preso un valore differente, si sono radicati all’interno della popolazione.

Non solo i palazzi storici diventano importanti per la popolazione ma lo diventa ciò che sa creare fermento, unione, occasione ed Xm24 fa tutte queste cose e le fa da anni, le fa in un quartiere come la Bolognina, quartiere storicamente operaio e fiero, capace di raccontare molto sulla città, la sua storia e le sue trasformazioni. Una trasformazione che ha visto nelle ultime due decadi l’arrivo di cinesi, marocchini, algerini, congolesi, pakistani, bengalesi, e una varietà etnica e culturale con cui il comune per anni non ha saputo dialogare, mentre la cittadinanza si accomodava lentamente ma inesorabilmente attorno a questo cambiamento, ed ora preferisce far la spesa al mercato dell’associazione Campiaperti dove i prodotti sono più buoni e riparare la bicicletta dai ragazzi di Ampioraggio dentro ad Xm24. Non è una banale questione di convenienza, ma si è imparato cosa c’è di bello anche dentro la città, dentro al nostro paesaggio urbano. Ci si stringe per difendere un modello differente e le differenze fanno la bellezza.

Si è cercata un’alternativa ad una rotonda, si è cercata un’alternativa ad un elemento urbanistico ormai diventato il simbolo del presunto rinnovamento di una città come Bologna. Se non sai cosa fare, nel dubbio, fai una rotonda. Costruisci, ancora più paradossalmente, un elemento che il codice della strada regolamenta severamente vietando di fermarsi. Prego circolare, chi si ferma rischia di pensare. Ma hanno avuto ragione dentro all’ex mercato: la realtà non è rotonda, la realtà bolognese è fatta di migliaia di attività piccole o grandi che siano, tutte importanti ma alcune non più solamente importanti, ma vero patrimonio culturale della città.