Un referendum per chiedere l’indipendenza della Lombardia. Lo reclama una mozione approvata il 25 luglio dal Consiglio provinciale di Brescia. La proposta, ça va sans dire, è arrivata dal gruppo della Lega Nord, che in un momento di profonda crisi di consensi sceglie di tornare a cavalcare i vecchi cavalli di battaglia, sventolando ancora una volta la bandiera della secessione (seppur per via referendaria), forse nel tentativo di ravvivare qualche tizzone ardente rimasto nascosto sotto la fitta coltre di cenere che si è posata sul movimento, consumato dalle lotte intestine e ormai incapace di dialogare con il proprio territorio. Al documento è arrivato anche il voto favorevole del Pdl e di Fratelli d’Italia.

“Si tratta di una data storica per la nostra terra. Per la prima volta un ente istituzionale si esprime in modo favorevole alla promozione di un referendum popolare attraverso cui i cittadini lombardi possano liberamente esprimersi in merito all’indipendenza della regione”. Le parole e i toni trionfali sono quelli di Fabio Rolfi, consigliere regionale della Lega Nord e segretario provinciale bresciano del Carroccio. Rolfi, che con la Lega a Brescia ha da poco perso le elezioni amministrative vinte da Emilio Del Bono (Pd), oltre a ringraziare chi ha “capito l’importanza della questione” ha anche stigmatizzato il comportamento di chi, come i consiglieri del Partito democratico, ha “scelto di dichiararsi contrario”, dimostrando in questo modo “di essere prima burocrati di partito e poi lombardi”.

Il segretario del Carroccio bresciano ha concluso poi spiegando che “la mozione chiede semplicemente che il popolo lombardo si possa esprimere sul proprio futuro. Il prossimo passo sarà quello di promuovere una mozione simile in tutti i consigli comunali della provincia di Brescia”.

In una cosa Rolfi ha senz’altro ragione: è la prima volta che un’istituzione lombarda approva una mozione che di fatto si dichiara favorevole all’indipendenza della regione, calpestando il principio dell’Unità nazionale. Ad oggi iniziative in questo senso erano state prese da privati cittadini, come nel caso dell’iniziativa CoLor44 (ovvero il comitato lombardo per la risoluzione 44), che si pone l’obiettivo, attraverso una raccolta firme, di portare i cittadini della regione ad esprimersi sulla volontà di rimanere una divisione amministrativa dello Stato italiano o se diventare uno stato indipendente.

La mozione approvata dal consiglio provinciale Bresciano afferma che è “facoltà del popolo lombardo di invocare e rivendicare il diritto alla verifica referendaria, in modi e forme legali e democratiche, dell’atto di annessione della Lombardia all’ordinamento statutale italiano a seguito delle guerre risorgimentali”, appellandosi inoltre al diritto all’autodeterminazione dei popoli (elencando un’ampia casistica). Il testo impegna il presidente della Provincia e il presidente del consiglio provinciale a “sostenere con ogni mezzo a disposizione del Consiglio provinciale e della Giunta provinciale, quell’insieme di iniziative spontanee che mirano ad ottenere l’indizione della consultazione referendaria al fine di accertare la volontà del popolo lombardo in ordine alla propria autodeterminazione”.  

Diego Peli, capogruppo del Pd in consiglio provinciale, risponde con una battuta: “La patente di lombardi non ce la danno certo loro” e poi entra nel vivo della questione: “La nostra posizione è molto chiara – spiega -. Non faremmo nulla per ostacolare un diritto dei lombardi. La mozione in Provincia è una pura mossa politica che tra l’altro cozza con tutte le scelte fatte fino ad oggi dalla Lega, che ha condotto la campagna elettorale parlando di macroregione del nord, per anni ha parlato di Padania e di secessione, oggi chiede un referendum per l’autodeterminazione della Lombardia. Ogni 15 giorni cambiano idea”. Il consigliere del Pd si spinge anche oltre: “Se il problema è quello di avere più autonomia e maggiore capacità fiscale saremmo i primi a votare a favore, non siamo contro il popolo lombardo, siamo contro chi pensa che la soluzione passi dall’autodeterminazione e quindi dalla separazione dall’Italia. Noi difendiamo la costituzione fino in fondo”.