In questi giorni è stato pubblicato il c.d. ddl ammazza-internet, che prevede l’estensione della responsabilità penale ai direttori di giornali web ed ai blog. Quanto ai profili di compressione del diritto di pensiero si è già scritto molto.

Ciò su cui vorrei soffermarmi, invece, è su quale sarà l’effetto sui c.d. blog.

Non vi è dubbio che la norma sia stata proposta (e, se del caso, verrà approvata) per evitare commenti diffamatori “fuori controllo” inseriti negli appositi spazi in fondo ai blog, conseguenza derivante dalla prassi e dalla libertà consentita e praticata nella grande rete, in base alla quale è consentito a tutti di essere realmente partecipi in dibattiti on line di ogni tipo. Una partecipazione libera e democratica, in cui ognuno è chiamato ad un self restraint.

La norma, come formulata nel disegno di legge, prevede sostanzialmente una posizione di garanzia per il blogger, obbligato a rimuovere ogni commento considerato diffamatorio (e già qui non sarà facile la valutazione, essendo il decoro e l’onore una percezione soggettiva) entro 24 ore, pena la sanzione penale.

Ma cosa accadrà se la norma dovesse realmente entrare in vigore?

A mio avviso è impensabile riuscire a comprimere la libertà di pensiero dei cittadini italiani: almeno il diritto di critica (la cui estensione ed i cui limiti, anche essi, sono davvero soggettivi!) è un bene cui non credo saranno disposti a rinunciare in molti.

Ed allora, sarà inevitabile che, bloccando il blogger i commenti (magari tutti, disattivando integralmente la funzione commenti) per non correre rischi e continuare ad esprimersi liberamente, il contenuto dell’articolo sarà postato su facebook o su altri social network, magari in una (o molte) pagine fan creata appositamente e gestita da chi apprezza l’intellettuale/blogger ed il suo pensiero.

Di qui, le reali conseguenze: i commenti che si vogliono evitare vi saranno eccome, ma il blogger non potrà essere perseguibile in alcun modo in base alla nuova norma, non potendo rimuovere alcun commento. Si dovranno invece applicare le norme già ora previste dal nostro ordinamento…cioè esattamente quelle che si vuole superare!

Insomma, una norma inutile, che sposterà il libero dibattito sui social network e non risolverà minimamente il “problema” (sempre che un problema vi sia!) e un altro brutto capitolo da aggiungere nella saga italiana della classifica sulla libertà di stampa, che ci vede già posizionati dopo il Botswana ed il Niger.