Un’altra tegola rischia di abbattersi sul turismo italiano. È infatti di oggi la notizia secondo cui l’Italia non è, inspiegabilmente, tra le 57 candidature per il rinnovo dei vertici dell’Organizzazione mondiale del turismo (UNTWO), l’agenzia dell’Onu che si occupa delle politiche mondiali per il turismo nell’ottica di promuoverne uno sviluppo responsabile e sostenibile.

Dell’organizzazione mondiale del turismo, che ha sede a Madrid, fanno parte 161 stati membri e più di 390 membri associati in rappresentanza del settore privato, del turismo scolastico ed educativo, delle istituzioni locali di promozione turistica. L’Italia, che ha aderito all’organizzazione nel 1978, è inoltre presente in seno al WTO con 24 membri affiliati, rappresentativi di altrettante organizzazioni.

A dare la notizia dell’assenza dell’Italia tra le 57 candidature è stato il presidente dell’associazione Ethics for Tourism, membro del Comitato mondiale per l’Etica del UNTWO, Caterina Cittadino. Quest’ultima, già capo del dipartimento per lo Sviluppo del ministero del Turismo sotto Michela Vittoria Brambilla, in una dura nota, ha lanciato un vero e proprio sos, sottolineando come “il ruolo dell’Italia in seno a queste assemblee sia importante per il Paese, anche dal punto di vista del rilancio economico“.

Si tratta evidentemente di un ulteriore brutto segnale, dopo l’impasse durata mesi, legata alla attribuzione della delega sul turismo da parte del ministro Bray e l’ingorgo burocratico-amministrativo col conseguente blocco di finanziamenti e progetti del valore di circa 200 milioni, venutosi a creare con il passaggio di competenze e risorse sul turismo dalla Presidenza del Consiglio al ministero della Cultura.

Tutto ciò accade mentre il turismo mondiale cresce e di questo incremento l’Italia, quinta potenza mondiale del settore, non riesce a trarre da anni alcun beneficio. I dati mondiali sul turismo, elaborati per il 2012 proprio dal WTO, parlano infatti di un balzo del volume di affari, avvenuto lo scorso anno, attorno al 4%, che ha significato il raggiungimento di quota 1075 miliardi di dollari.

In valori assoluti, i ricavi del turismo in Europa continuano a rappresentare la fetta più rilevante del volume mondiale di affari (457 miliardi di dollari, equivalenti al 43% del totale), contro i 323 miliardi di dollari di Asia e Pacifico ed i 215 miliardi delle Americhe. E mentre l’Italia, nel 2012, ha sostanzialmente mantenuto i numeri del 2011 (circa 46 milioni di arrivi), molte nazioni, tra cui anche diretti competitor del nostro Paese, hanno incrementato la propria quota di mercato: Stati Uniti (+11%), Francia (+7%), Germania (+6%), Gran Bretagna (+5%) Hong Kong (+14%), Svezia (+17%), Giappone (+33%), Corea (+14%) e Finland (+16%).

Staremo a vedere insomma come in prospettiva il governo Letta intenderà almeno tentare di agganciare l’aumento di domanda di turismo internazionale, previsto anche per il 2013. Capiremo invece nelle prossime ore come il ministro Bray porrà rimedio al pasticcio dell’assenza di candidature italiane per i vertici del WTO.

@albcrepaldi