Il padre di Valentino Rossi, Graziano, il cantante Adelmo Fornaciari in arte Zucchero, l’ex giocatore del Bologna Lorenzo Marronaro, poi dirigenti bancari come Alessandro Toccafondi del Monte dei paschi di Siena, protagonista del recente scandalo che ha colpito la banca toscana. Loro e molti altri, sono finiti come parti offese nell’inchiesta della procura di Roma su un’organizzazione che ripuliva il denaro sottratto al fisco, facendolo passare prima attraverso i paradisi fiscali offshore e infine depositandolo nella repubblica di San Marino. Ora l’indagine dopo anni di lavoro è terminata e gli investigatori hanno scoperto un giro di evaso di almeno un miliardo di euro.

L’organizzazione, secondo il sostituto procuratore Perla Lori, era diretta dal conte Enrico Maria Pasquini, ex ambasciatore in Spagna per San Marino e capo dello Smi, San Marino investimenti, la prima finanziaria (liquidata nel 2012) a nascere nel piccolo stato e quella che ha gestito la più ingente massa monetaria. L’indagine era cominciata nel 2007 e ora, finito anche il lavoro del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza di Roma, dopo la conclusione delle indagini si profila la possibilità di un rinvio a giudizio per Pasquini e altre sei persone. Oltre al conte, tra gli indagati ci sono il suo cognato e braccio destro Andrea Pavoncelli, titolare della Uib Ldt che ha sede nel paradiso fiscale di Vanuatu, il direttore generale della Smi Sa Eugenio Buonafede, i sammarinesi Roberto Borbiconi, direttore generale della Smi, e il dirigente di questa Jean-Paul Giannini, Davide Sonetti direttore generale dell’Anphora Fiduciaria e Daniele Ferrante presidente del consiglio di amministrazione della stessa Anphora e della Revisione. I reati contestati a seconda della posizione processuale, sono associazione per delinquere, riciclaggio, l’esercizio abusivo di attività bancaria e l’esercizio abusivo d’investimenti finanziari.

Il gruppo raggiunto dall’avviso di fine indagine, aveva base nella Capitale e dal 2000 in poi ha dirottato nella repubblica del Titano somme ingenti nascoste al fisco da oltre 1.500 clienti, una platea composta soprattutto da industriali, dirigenti di banca, immobiliaristi. Per mascherare le operazioni di riciclaggio transnazionale ed evasione fiscale, il denaro veniva fatto transitare sui conti di società offshore con sede in “paradisi fiscali”. Solo in un secondo momento il denaro veniva portato a San Marino, ripulito.

Oltre a quelli già citati, tra i nomi in vista comparsi nell’elenco acquisito dalla Guardia di Finanza durante alcune perquisizioni avvenute sul Titano nel 2010, ci sono quelli dei fratelli Antonio e Marcello Berloni (dell’omonimo gruppo industriale che fabbrica cucine), di Adolfo Guzzini (presidente Guzzini), del re dei prosciutti Sante Levoni. La lista, finita in mano alle Fiamme gialle grazie anche a degli accordi di collaborazione tra Italia e San Marino nella lotta all’evasione fiscale, comprendeva in realtà altri nomi di italiani che avevano evaso le tasse: ma il fatto che avessero spostato la loro residenza a Montecarlo li rendeva immuni da qualunque controllo.

Le indagini appena concluse dalla procura di Roma si intrecciano con lo scandalo Mps indagato dalla procura di Siena: il conte Pasini era stato sentito a maggio 2013 dai magistrati toscani. Insieme a lui, come supertestimone era stato sentito anche Pavoncelli. Per capire il legame bisogna ritornare al nome di Alessandro Toccafondi: ex vice direttore dell’area finanza Mps finito come detto tra i nomi della lista dei 1.500 di Pasini, Toccafondi è finito poi nella bufera che ha travolto l’istituto senese negli ultimi mesi. Secondo i magistrati toscani infatti Toccafondi si sarebbe occupato di scudare le tangenti (il famoso 5%) ricevute per le operazioni finanziarie realizzate per Mps, attraverso la Smi, portando i soldi per essere ripuliti proprio nella Repubblica di Vanuatu.