Il Papa è arrivato in Brasile per cambiare la Chiesa: teologia di Francesco contro le disuguaglianze, vene aperte dell’America Latina. Non solo belle parole per consolare l’emozione delle folle. La sorpresa sarà l’impegno strutturale che rivolta il rapporto coi fedeli ormai lontani dalle porpore di Roma. Succede in America Latina perché in America Latina il cardinale Bergoglio ha cominciato la lunga esperienza nelle villas miserias, favelas argentine attorno alle metropoli bianche: raccolgono i profughi della dignità sociale negata.

L’annuncio è destinato a sconvolgere le abitudini dei fedeli (dalle leghe venete alle Filippine) perché l’infelicità del continente spagnolo non è diversa negli slum della Florida dove chi ha le tasche vuote non viene considerato un essere umano. Da eliminare senza punizioni: Trayvon Martin assassinato solo perché nero. Lo stesso dramma fra le immondizie africane o l’emarginazione dell’Asia nella quale cominciano a tremare le tigri di un benessere cresciuto nella non cultura di chi misura la vita sul conto in banca.

Se è vero che la rivoluzione di Francesco non nasce solo per fermare l’invasione delle sette evangeliche, rifugio dei cristiani delusi dalla lontananza del romanocentrismo, è anche vero che il Brasile (paese più cristiano del mondo) restalo specchio della disfatta vaticana. In pochi anni le sette pentecostali hanno “rubato” al cattolicesimo 12 milioni di fedeli, 7 per cento in più dopo la visita di Benedetto XVI nel 2007. E poi battisti e protestanti tradizionali e gli spiriti del sincretismo afro-brasiliano e i non credenti preoccupati di sopravvivere in qualche modo. Situazioni insopportabili per il testimone della speranza. Adesso i sopravvissuti alla teologia della liberazione accompagnano un papa lontano dalla loro interpretazione del Concilio Vaticano II, interpretazione sdegnata da Wojtyla e dal cardinale Ratzinger. Nel processo a Leonardo Boff, il futuro pontefice chiedeva come mai lui, intellettuale raffinato, si fosse lasciato ingannare da “cellule marxiste” a proposito della povertà “di un paese ricco dove la povertà non esiste”: il Brasile, appunto.

Ma la rivoluzione di Francesco riscriverà soprattutto la grande storia 40 anni dopo il rapporto Rockefeller, erede delle banche di mezzo mondo, governatore repubblicano di New York, protettore di un Henry Kissinger che cominciava ad aprire le vele della politica.

Nel 1969, Nixon e Kissinger Segretario di Stato presentano la dottrina che blindava le Americhe dalle influenze “comuniste”: nella inquietudine di certi Stati, soprattutto nell’interpretazione “ambigua” della Chiesa cattolica, “distorsione” da comprimere attraverso una rete che Nelson Rockefeller si impegna a finanziare con fondazioni amiche. Le sette, appunto. Si mescolano alla gente dopo la ritirata dei teologi della liberazione. Si mescolano distribuendo pasti caldi alle folle dei nuovi fedeli incantati dalla chiesa elettronica: mette in scena 10, 20, 30 miracoli ogni ora di prediche Tv. Subito nella striscia della terza America, Salvador del vescovo Romero (regolarmente ucciso sull’altare, regolarmente dimenticato dal Vaticano: Francesco lo sta ripescando), Nicaragua dei preti-ministri che Giovanni Paolo II sgrida minacciandoli, indice alzato, sul palco del benvenuto sandinista.

Il Brasile dei militari favorisce il proselitismo Tv: anni dopo il risultato è questo. Ed è proprio nel paese-continente che Francesco ricomincia dalla chiesa dei vangeli.