Non sono solo soldi. Sono l’auto nuova, l’anello di tua moglie, la vacanza al mare e quella in montagna. Sono le bollette della luce, la spesa settimanale, e perfino il funerale dei tuoi cari. Dentro le slot machine ci finiscono vite intere, bruciate via in pochi anni, gettone dopo gettone e biglietto dopo biglietto, nella penombra delle sale da gioco. Lo raccontano i volti degli ospiti di “Pluto”, la prima struttura residenziale in Italia aperta 24 ore su 24, per 365 giorni all’anno, completamente gratuita, dedicata al recupero dei giocatori d’azzardo patologici. Si trova a pochi passi da Reggio Emilia, in mezzo al verde, ed è gestita dagli operatori della onlus Centro sociale Papa Giovanni XXIII, che da oltre 13 anni cerca di dare una mano a chi soffre di ludopatia.

Qui, chiusi tra le mura della struttura, seguiti giorno e notte da operatori e psicologi, sei persone, cinque uomini e una donna, tutte di età compresa tra i 40 e i 50 anni, trascorreranno la loro estate. Cercheranno di liberarsi dalle sabbie mobili del gioco, iniziando un percorso personalizzato, che potrà durare qualche settimana o qualche mese (fino a un massimo di 3 prorogabili), e che costringerà ciascuno di loro a tagliare i fili con il passato e con la realtà quotidiana. “All’inizio saranno vietate le uscite, a meno che non siano di gruppo e accompagnate da un operatore” spiega Marina Abrate, responsabile del progetto. “Questo non perché si voglia ricreare una prigione, ma perché all’inizio è fondamentale uno stacco completo da ogni pratica di gioco. L’obiettivo delle nostre attività è far acquisire la consapevolezza di sé e del proprio problema, in modo tale da rendere la persona capace di scegliere in autonomia se giocare o non giocare, e da darle un bagaglio di strumenti adatti ad affrontare il mondo all’esterno”.

Il gruppo dovrà convivere in un casa di tre piani, con cucina, salotto, soggiorno e camere rigorosamente doppie, per evitare di trovarsi da soli nei momenti di maggiore difficoltà. Imprenditori si troveranno a fianco di casalinghe, impiegati, disoccupati e operai. Vite diverse unite dall’ossessione per le macchinette, le video lottery, il poker online. Tra queste quella di Giuseppe, imprenditore cinquantenne di Napoli, che nel gioco ha dilapidato centinaia di migliaia di euro. “Giocavo con qualunque cosa: bingo, poker, slot machine e gratta e vinci. Avevo un dipendenza a 360 gradi. Era la mia vita, mi alzavo e avevo in testa solo quello: come mangiare, dormire, andare al lavoro. Spendevo 500, 1000 o addirittura 2000 euro al giorno. Ho cominciato a trascurare tutti quelli che mi stavano attorno. In famiglia mi sentivo un estraneo: non riuscivo a entrare in un discorso, pensavo solo a quando sarei tornato a giocare”.

Trentacinque anni della sua vita li ha passati a costruire le sue giornate sulle bugie, pensando sempre a nuove scuse per recuperare i soldi persi, in attesa di una vincita che, anche quando arrivava, veniva subito rigiocata. “Non esci mai dalla sala con i soldi, tutte le rare vincite vengono subito spese. Hai l’adrenalina, non riesci a frenarti. Anzi sono proprio quei soldi quelli che ti rovinano, che spingono anche le persone che non hanno mai giocato a iniziare”. Ora che, dopo segnalazione del Sert, è arrivato al centro di Reggio Emilia, Giuseppe proverà a rimettere insieme i cocci, a recuperare le forze per tornare a casa e non toccare più nemmeno un gettone. “Qui ho trovato una seconda famiglia, e sono determinato a raggiungere il mio obiettivo”. Certo non è facile. “Esci e ci sono sale slot ovunque, al tabaccaio ci sono le macchinette, dal giornalaio i gratta e vinci e le lotterie. Lo Stato invece che aiutarti fa di tutto per spingerti a giocare”.

Giuseppe è un testimone di quell’esercito caduto nella malattia del gioco, che oggi in Italia conta quasi 1 milione di persone. Secondo una ricerca del Cnr del 2012, gli italiani che hanno giocato almeno una volta nell’ultimo anno sono 17 milioni. Di questi, 2 milioni sono giudicati a “lieve rischio dipendenza”. Mentre un altro milione è a “rischio grave” oppure è già patologico. La spesa per il gioco d’azzardo è passata dai 14,3 miliardi di euro incassati nel 2000, agli 86 miliardi di euro del 2012, di cui una solo parte restituita al giocatore sotto forma di vincite. Basti pensare che solo nel 2011, dei 79 miliardi spesi per il gioco, le perdite dei giocatori ammontavano a 18,4 miliardi. E di questi, oltre la metà è finita nelle tasche dei colossi che controllano il settore.

A giocare di più sono disoccupati e cassintegrati, spesso ammaliati da pubblicità che promettono una vita da sogno. “Ogni governo che si è succeduto negli ultimi 20 anni ha fatto nuovi giochi d’azzardo, che hanno raggiunto ogni luogo e tutte le fasce di popolazione” spiega Matteo Iori, presidente del Centro sociale Papa Giovanni XXIII. “Da questo punto di vista lo Stato ha fatto molto, ossia ha fatto molto per incentivare il gioco e fare cassa. Senza mai curarsi di quelli che sono i costi sociali, indiretti e diretti, del gioco d’azzardo. Anche i tentativi del governo Monti di migliorare la situazione sono rimasti lettera morta. Tanto che anche l’allora ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha dovuto ammettere l’esistenza di forti lobby contrarie al cambiamento”.

Per informazioni: www.libera-mente.org